Bianco Natale: che vergogna!

Ogni giorno c’è una vergogna in più, un dolore essere in Italia e Italiani in questo periodo! Davvero…

La Comencini racconta una storia simile a tante altre… abbiamo forse dimenticato?

http://www.repubblica.it/2009/11/sezioni/cronaca/immigrati-13/comencini-lettera/comencini-lettera.html

ACQUA

Dal 2006 cerco di mantenere vivo questo blog, e dal 2006 il banner in cui si dice che l’acqua è un bene comune sta lì, imperterrito. Siamo giunti alla resa dei conti, e Alex Zanotelli che è sempre presente su diversi fronti di lotta, ma in particolare su quello ambientale e dell’acqua, l’otto novembre ha diffuso questi suoi pensieri… è il caso di leggere!

Napoli,8 novembre 2009
IL DENARO ‘PESA’ PIU’ DELL’ACQUA!

E’ stato uno shock per me sentire che il Senato , il 4 novembre scorso, ha sancito la privatizzazione dell’acqua. Il voto in Senato è la conclusione di un iter parlamentare che dura da due anni.

Infatti il governo Berlusconi, con l’articolo 23 bis della Legge 133/2008, aveva provveduto a regolamentare la gestione del servizio idrico integrato che prevedeva, in via ordinaria, il conferimento della gestione dei servizi pubblici locali a imprenditori o società , mediante il rinvio a gara , entro il 31 dicembre 2010.

Quella Legge è stata approvata il 6 agosto 2008, mentre l’Italia era in vacanza.

Un anno dopo, precisamente il 9 settembre 2009, il Consiglio dei ministri ha approvato un decreto legge (l’accordo Fitto- Calderoli), il cui articolo 15, modificando l’articolo 23 bis, muove passi ancora più decisivi verso la privatizzazione dei servizi idrici, prevedendo:

a) L’affidamento della gestione dei servizi idrici a favore di imprenditori o di società, anche a partecipazione mista (pubblico-privata) , con capitale privato non inferiore al 40%;

b) Cessazione degli affidamenti ‘in house’ a società totalmente pubbliche, controllate dai comuni alla data del 31 dicembre 2011.

Questo decreto è passato in Senato per essere trasformato in legge.

Il PD , che è sempre stato piuttosto favorevole alla privatizzazione dell’acqua, ha proposto nella persona del senatore Bubbico, un emendamento-compromesso: l’acqua potrebbe essere gestita dai privati, ma la proprietà resterebbe pubblica.

Questa proposta, fatta solo per salvarsi la faccia, passa con un voto bipartisan! Ma la maggioranza vota per la privatizzazione dell’acqua.

L’opposizione (PD e IDV), vota contro il decreto-legge.

E così il Senato vota la privatizzazione dell’acqua, bene supremo oggi insieme all’aria! E’ la capitolazione del potere politico ai potentati economico-finanziari.

La politica è finita!

E’ il trionfo del Mercato, del profitto.

E’ la fine della democrazia.

”Se la Camera dei Deputati- ha detto correttamente il Forum dei movimenti dell’acqua –non ribalterà il misfatto del Senato, si sarà celebrata la delegittimazione delle Istituzioni.”

Per questo dobbiamo denunciare con forza:
- il governo Berlusconi che , con questo voto al Senato, ora privatizza tutti i rubinetti d’Italia. “Questo decreto segna un passaggio cruciale per la cultura civile del nostro paese e per la sua Costituzione- scrivono Molinari e Lembo del Contratto Mondiale dell’Acqua. I Comuni e le Regioni vengono espropriati da funzioni proprie con un vero attentato alla democrazia.”

- il partito di opposizione, il PD, che continua a nicchiare sulla privatizzazione dell’acqua (sappiamo che il nuovo segretario Bersani è stato sempre a favore della privatizzazione).
- ed infine tutta l’opposizione, per non aver portato un problema così grave all’attenzione dell’opinione pubblica.

Per questo rivolgiamo un appello a tutti i partiti perché ritirino questo decreto o tolgano l’acqua dal decreto.

E questo devono farlo adesso che il decreto legge passa alla discussione nella Camera dei Deputati. Si parla che il decreto potrebbe essere votato il 16 novembre.

E ai partiti di opposizione chiediamo che dichiarino ufficialmente la loro posizione tramite il loro segretario nazionale e diano mandato al partito di mobilitarsi su tutto il territorio nazionale.

E chiediamo altresì , ai partiti di opposizione di riportare in aula la Legge di iniziativa popolare che ha ottenuto nel 2007 400.000 firme ed ora dorme nella Commissione Ambiente della Camera.

Chiediamo alle Regioni di:
-impugnare la costituzionalità dell’articolo 15 del decreto Fitto-Calderoli;
-varare leggi regionali sulla gestione pubblica del servizio idrico.

Chiediamo ai Comuni di:
-Indire Consigli Comunali monotematici sull’acqua;
-dichiarare l’acqua bene di non rilevanza economica;
-fare la scelta dell’Azienda Pubblica speciale per la gestione delle proprie acque.

Questa opzione, a detta di molti avvocati e giuristi, è possibile anche con l’attuale legislazione . Si tratta praticamente di ritornare alle vecchie municipalizzate.

Chiediamo ai sindacati di :
-pronunciarsi sulla privatizzazione dell’acqua tramite i propri segretari nazionali;
-mobilitarsi e mobilitare i cittadini contro la mercificazione dell’acqua.
Chiediamo infine alla Conferenza Episcopale Italiana(CEI) di :
-proclamare l’acqua un diritto fondamentale umano , come ha fatto il Papa Benedetto XVI nell’enciclica Caritas in veritate dove parla “dell’accesso all’acqua come diritto universale di tutti gli esseri umani, senza distinzioni né discriminazioni”(n.27);
-protestare , in nome della vita, come afferma il Papa nell’enciclica,contro la legge che privatizza l’acqua;
-chiedere alle comunità parrocchiali di organizzarsi sia per informarsi sia per fare pressione a tutti i livelli, perché l’acqua non diventi merce.

Infatti l’acqua è sacra, l’acqua è vita, l’acqua è un diritto fondamentale umano.

Questo bisogna ripeterlo ancora di più, in un momento così grave in cui con il surriscaldamento del pianeta, rischiamo di perdere i ghiacciai e i nevai, e quindi buona parte delle nostre fonti idriche.

E lo ripetiamo con forza alla vigilia della conferenza internazionale di Copenhagen, dove l’acqua deve essere discussa come argomento fondamentale legato al clima.

Per questo chiediamo a tutti, al di là di fedi o di ideologie perché ‘sorella acqua’, fonte della vita, venga riconosciuta da tutti come diritto fondamentale umano e non sottoposta alla legge del mercato.

Si tratta di vita o di morte per le classi deboli dei paesi ricchi , ma soprattutto per i poveri del Sud del mondo che la pagheranno con milioni di morti per sete.

Alex Zanotelli

Corsi e Ricorsi Storici.

Ci avviciniamo al Ventennio, per me già è in atto!

Essendo in anticipo il “ricorso storico”, è possibile che sia anticipata anche la fine.

SPERO!

Il precedente, senza reazione – anche…

da parte dell’interessata -, della “zoccoletta, piccola zoccola” espresso dal palco dal presidente del Consiglio non poteva che portare al fumetto che oggi vede la “ministronza” in libreria.

Tutto ciò, a mio parere, è solo la conseguenza di un certo “pensiero” che, in periodi di oscurantismo come il nostro, si abbatte sulle donne con una caccia alle streghe senza limiti.

Grazie Quando Dici Grazie.

2009-07-19_6(Case Popolari Anni 40 a Roma – C’era un’altra concezione della qualità di vita; non c’è che dire!)

La frase del titolo, più o meno, riprende quella che campeggiava su alcuni manifesti del comune di Roma di qualche tempo fa.

Credo che l’invito sia nato da quella “serpeggiante” fama – che non si dice ad alta voce -  che però, ormai, i romani hanno.

Una fama non certo grafìtificante e che reputo abbia le sue buone basi nella realtà dei fatti; soprattutto dopo gli episodi che hanno caratterizzato i miei giorni della scorsa settimana.

Quel manifesto faceva riferimento a quell’approccio poco cordiale, maleducato, senza cortesia che si rileva nella maggior parte di coloro che hanno una qualunque forma di contatto con il pubblico.

Mi si dirà: “Ma anche il pubblico, in alcuni casi, risulta essere maleducato e scortese.”

Verissimo.

Coloro però che,  per motivi di lavoro,  sono a contatto con le persone non possono permettersi atteggiamenti del tipo già descritto.

Nei giorni scorsi – dicevo – ho avuto ulteriori conferme.

In passato era diffusa l’opinione che, in particolare, il call center di una nota compagnia telefonica fosse l’emblema della maleducazione; attualmente lo scettro è passato a una compagnia di distribuzione del gas per riscaldamento e cucina

Da giovane ho avuto anche io esperienze di call center e, sinceramente, la prima cosa che mi si diceva, nel workshop che precedeva il lavoro, era di tenere sempre un comportamento cortese ed educato perché ne faceva le spese il buon nome dell’azienda.

“Questi” che adesso lavorano come operatori telefonici, soprattutto quelli inbound, li formano? Ho dei dubbi in proposito.

La mia situazione va avanti dal luglio 2009, mese in cui è stata chiesta la cessazione di un’utenza; cessazione avvenuta anche se con i soliti fraintendimenti, scambi di indirizzi, operatori che non chiedono informazioni findamentali, insomma… pensavo che fosse tutto finito.

Invece no!

La scorsa settimana, appunto, trovo un messaggio sul mio “mobile phone :-) che mi avverte di un appuntamento per il venerdì successivo, nella mia abitazione, per la cessazione della fornitura.

Nonostante lo stupore, ma soprattutto l’irritazione, ho avuto la premura di chiamare il call center per ribadire – appunto – che la cessazione era stata fatta in luglio, e che non riguardava la mia abitazione. e che di conseguenza si sarebbe dovuto annullare l’appuntamento.

L’operatrice ha esordito con un: “Davvero strano! Come mai abbiamo questa richiesta di cessazione! Qualcuno deve pur aver chiamato per effettuare la cessazione.”

Stava insinuando insomma, non riferisco tutte le sue illazioni precise, che sicuramente l’errore non era dovuto a loro, ma a qualcuno che usufruiva dell’utenza. Non sono proprio riuscita a farle capire che in casa vivo da sola!

Le ho quindi chiesto di evitare che il tecnico effettuasse un viaggio a vuoto e mi sono sganciata dalle sue perplessità.

Il venerdì successivo, intorno alle 18.30, sono rincasata e, nel ritirare la posta, mi sono resa conto di avere tra le mani il foglietto della compagnia del gas che mi avvertiva dell’avvenuto passaggio di un loro tecnico.

Ops, si è fatto tardi; la prossima volta vi racconto dell’altro episodio che mi è accaduto…

Ayoreo: gli allevatori radono la foresta!

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Gli allevatori di bestiame stanno rapidamente e illegalmente radendo al suolo la foresta abitata dall’unico popolo incontattato rimasto in Sud America al di fuori del bacino amazzonico.

Gli Ayoreo-Totobiegosode sono attualmente l’unica tribù incontattata, e vulnerabile, del mondo; stanno perdendo la terra ancestrale a causa della produzione di carne di manzo.

Le foto scattate dal satellite, quindi il fatto è sotto i nostri occhi, evidentissimo,  il primo novembre hanno immortalato le attività illegali degli allevatori. A partire dal giorno seguente, il due novembre, Survival ha cominciato a diffondere una campagna pubblicitaria che denuncia la deforestazione in corso mediante la più importante emittente radiofonica del Paraguay, Radio Nanduti.

Gli allevatori stanno operando nel territorio della tribù nonostante il Ministro dell’Ambiente abbia sospeso la licenza della loro società, la Yaguarete Pora S.A, a causa delle sue precedenti attività illegali.

Per radere al suolo le terre degli Ayoreo-Totobiegosode e trasformarle in pascoli, gli allevatori utilizzano bulldozer che si dice appartengano a Jacobo Kauenhowen, proprietario di una grande industria di bulldozer in una vicina colonia mennonita.

“Per i Totobiegosode si tratta di una minaccia molto seria” denuncia la Ong paraguayana GAT, impegnata a proteggere le terre degli Ayoreo. “La deforestazione compiuta illegalmente dalla Yaguarete in Paraguay procede ovunque senza controllo.”

L’anno scorso, insieme ad un’altra società brasiliana di nome River Plate S.A., la Yaguarete aveva già distrutto migliaia di ettari di terra ayoreo.

Alcuni Totobiegosode sono già stati contattati ma nella foresta continuano a vivere molti dei loro parenti isolati.

Così ci diranno che il Parlamento è inutile!

I Kayapo’, le Dighe Idroelettriche e Survival.

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Tre giorni fa circa si è risaputo che gli indiani Kayapó hanno organizzato una nuova ondata di proteste contro un gigantesco progetto idroelettrico in via di realizzazione sullo Xingu, uno dei principali fiumi dell’Amazzonia.

Dal 28 ottobre  stanno manifestando, e lo faranno per una intera settimana, presso la comunità kayapó di Piaraçu.

Sul posto sono stati invitati rappresentanti del Ministero alle Miniere e all’Energia, e del Ministero dell’Ambiente. I Kayapó e altri popoli indigeni locali si oppongono alla costruzione della diga denunciando di non essere mai stati consultati in modo appropriato e nemmeno informati sul reale impatto che il progetto avrà sulle loro terre.

La diga devierà più dell’80% della portata del fiume Xingu, con un pesante impatto sulla sua fauna ittica e l’ecosistema della foresta per almeno 100 chilometri di rive abitate da popoli indigeni. Survival ha inoltrato formali proteste al governo.

I Kayapó sono furiosi con Edison Lobão, Ministro alle Miniere e all’Energia, che recentemente avrebbe affermato che “forze demoniache” starebbero cercando di impedire la realizzazione delle grandi dighe idroelettriche del Brasile. “Queste parole sono abiette e offensive nei confronti nostri e di tutti coloro che difendono la Natura” ha commentato il leader Kayapó Megaron Txucarramae.

Belo Monte è una delle più grandi infrastrutture previste dal “Programma di crescita accelerata” varato dal governo. Già nel 1989 i Kayapó avevano organizzato una massiccia protesta contro la costruzione di una serie di dighe sullo Xingu. All’epoca riuscirono a fermare i finanziamenti della Banca Mondiale e a far accantonare il progetto.

Oggetto delle proteste dei popoli indigeni sono anche altre dighe previste su altri fiumi amazzonici. Un anno fa, gli Enawene Nawe misero a soqquadro un cantiere con l’obiettivo di impedire la realizzazione di decine di dighe lungo il fiume Juruena. Secondo gli Indiani, gli impianti idroelettrici distruggeranno i pesci da cui dipende la loro sopravvivenza.

Nell’Amazzonia occidentale, la diga di Santo Antônio sommergerà la terra in cui vivono almeno 5 gruppi di popoli incontattati. La diga fa parte di un progetto più ampio che prevede la costruzione di una serie di impianti sul fiume Madeira. Si pensa che uno di questi popoli isolati viva a soli 14 km di distanza dalla diga principale.

In una lettera indirizzata al Presidente Lula, i Kayapó spiegano chiaramente la loro posizione: “Noi non vogliamo che questa diga distrugga gli ecosistemi e la biodiversità che abbiamo curato per millenni e che possiamo continuare a preservare. Signor Presidente, la nostra preghiera è quella che vengano condotti studi adeguati e che venga aperto un dialogo con i popoli indigeni su quello che è lo scrigno ecologico dei nostri antenati… Vogliamo partecipare a questo processo senza essere considerati demoni impegnati a impedire il progresso della nazione”.

“È stato tenuto nascosto il reale impatto di queste dighe” ha commentato Stephen Corry, ormai famoso direttore generale di Survival, “Se i lavori dovessero procedere, verranno distrutti le vite, le terre e i mezzi di sussistenza di molte tribù. Non c’è risarcimento che possa compensare un danno di tale gravità, perchè verranno fatti a pezzi le vite e l’indipendenza di interi popoli.”

Dongria Kondh: Vedanta Resources condannata.

Dopo nove mesi di indagini, il governo britannico ha condannato  la società Vedanta Resources per il comportamento tenuto nei confronti della tribù dei Dongria Kondh a Orissa, in India.

L’umiliante sentenza arriva in risposta al ricorso depositato da Survival International presso il Punto di contatto nazionale britannico dell’OCSE, l’Organizzazione internazionale per la Cooperazione e lo Sviluppo Economico. Dopo aver accolto la richiesta di Survival, il governo ha giudicato Vedanta secondo le Linee guida dell’OCSE – che definiscono i principi fondamentali per la condotta etica delle compagnie occidentali.

La sentenza contro Vedanta, che è una delle cento società più capitalizzate quotate allo Stock Exchange di Londra (FTSE-100), non ha precedenti nella storia delle relazioni tra il governo britannico e le più importanti aziende della nazione. “Vedanta non ha rispettato i diritti dei Dongria Kondh” ha dichiarato il governo, “non ha considerato l’impatto della costruzione della miniera sui diritti della tribù”; e “ha mancato di attivare adeguati e tempestivi meccanismi di consultazione […]. È “essenziale” “un cambio d’atteggiamento da parte della compagnia”.

Nonostante le ripetute richieste, “durante l’indagine [la Vedanta] non ha fornito prove” ha specificato il governo britannico. Si tratta di un atteggiamento sconcertante perché mai prima d’ora una società si era rifiutata di collaborare a un’investigazione OCSE.

Durante una precedente intervista, la celebre scrittrice Arundhati Roy aveva dichiarato: “Se permetteremo a Vedanta di estrarre bauxite dalle colline di Niyamgiri, verrà devastato un intero ecosistema, e saranno distrutte non solo le comunità dei Dongria Kondh ma anche tutti coloro i cui mezzi di sussistenza dipendono da tale ecosistema”.

Il parlamentare britannico Martin Horwood, presidente del gruppo parlamentare bipartisan per i popoli indigeni (All-Party Group for Tribal Peoples) ha commentato: “Sono compiaciuto che il governo abbia emesso una sentenza di condanna sul caso Vedanta. La sentenza costituisce un’altra potente dimostrazione che la compagnia deve cambiare in modo radicale il suo modo di operare”.

Stephen Corry (Survival): “Siamo molto felici che il governo britannico abbia finalmente preso posizione su questa vicenda. L’estrazione della bauxite da Niyamgiri è già diventato uno dei progetti minerari più famigerati al mondo. La Vedanta non si è nemmeno preoccupata di informare i Dongria Kondh dei suoi propositi di trasformare la loro montagna sacra in una gigantesca miniera a cielo aperto; eppure, i Dongria hanno il diritto di dare – o negare!– il loro consenso. Al di là di qualsiasi altra considerazione, si tratta di un progetto destinato ad avere un terribile, drammatico impatto sulle loro vite.”

Per Vedanta e il suo proprietario di maggioranza, il miliardario Anil Agarwal, è il terzo grande smacco pubblico in soli cinque mesi. In giugno, non appena alcuni manifestanti riuscirono a portare all’attenzione della giuria alcuni dettagli del suo progetto minerario, a compagnia si vide ritirare all’ultimo momento un importante premio ambientale. Mentre in agosto, il Ministro indiano all’Ambiente ha ammesso che il progetto non avrebbe mai dovuto essere approvato.

It’s Sunday: a flower for you!

AcrilycFlower