NO PATENTS ON SEED

Firmate l’APPELLO MONDIALE
contro la “Monsantizzazione” del cibo, delle sementi e degli animali
http://www.keinpatent.de/index.php?id=138&L=5 (link diretto all’appello)

Riprendendo la campagna contro la brevettabilità della materia vivente che per molti anni, quale CSA (Comitato Scientifico Antivivisezionista) abbiamo portato avanti, e quali sostenitori della Coalizione “No Patents on Seeds” (Bern declaration, Greenpeace, Misereor, No Patents on Life!, Development Fund e SWISSAID), vi trasmettiamo il presente Appello mondiale contro la “Monsantizzazione” del cibo, delle sementi e degli animali da allevamento.

Il termine “Monsantizzazione” fa riferimento alla Monsanto – in quanto multinazionale più aggressiva di ogni altra nel suo incessante desiderio di espansione – per avvertire che tutta la produzione, lungo la filiera che dalle sementi giunge al prodotto finito, rischia di essere controllata da un numero sempre più ridotto di aziende private (come Monsanto, Dupont, Syngenta), il cui potere sarà sempre crescente.

Nell’appello si chiede ai Governi, ai politici e agli Uffici brevetto di tutto il mondo di porre fine alla concessione di brevetti su sementi e animali. Il numero delle domande di brevetto su piante e animali, infatti, sta aumentando con allarmante rapidità (si è giunti a concedere brevetti anche su organismi non geneticamente modificati).

La perdita di autonomia e l’innalzamento del debito degli agricoltori, la riduzione delle varietà di piante e animali, le sempre crescenti restrizioni per attività di allevamento e di ricerca, e la concentrazione della produzione di sementi, rappresentano alcuni degli effetti più preoccupanti di questo fenomeno.

L’Appello mondiale, firmato da quante più persone e organizzazioni possibile, sarà consegnato ai Governi e agli Uffici Brevetto di tutto il mondo a fine marzo, nel corso di una giornata mondiale di azione contro i brevetti.

Per ottenere un cambiamento politico tale da fermare la brevettazione – ovvero la privatizzazione – di piante e animali, maggiore “bene comune” di questo pianeta, abbiamo bisogno del vostro aiuto.

Firmate l’Appello mondiale a questo indirizzo: http://www.keinpatent.de/index.php?id=138&L=5
e attivatevi nel vostro paese per farlo circolare e firmare tra amici e organizzazioni di vostra conoscenza. Partecipate all’azione mondiale che avrà luogo tra fine di marzo e fine aprile 2010, quando l’appello sarà presentato alle autorità, ai Governi e agli Uffici Brevetto.

L’Appello può essere firmato sia da privati e che da organizzazioni.

APPELLO MONDIALE
Contro la “Monsantizzazione” del cibo, delle sementi e degli animali No ai brevetti sulle piante e gli animali!

Chiedo:

· Che i brevetti sulle sementi e gli animali da allevamento siano vietati in tutto il mondo · Che le autorità politiche e gli uffici brevetto intervengano al più presto per bloccare la concessione di brevetti su piante e animali ottenuti mediante riproduzione convenzionale, nonché su sequenze di DNA utilizzate con tecniche di riproduzione convenzionale come la selezione assistita da marcatori.

FERMIAMO LA “MONSANTIZZAZIONE” DEL CIBO, DELLE SEMENTI E DEGLI ANIMALI!

Associazioni di agricoltori di tutto il mondo, allevatori, istituzioni delle Nazioni Unite e organizzazioni che si occupano di sviluppo e di ambiente hanno ripetutamente sollevato enormi preoccupazioni sull’aumento della monopolizzazione di sementi e di animali attraverso i brevetti nel corso degli anni più recenti.

La perdita di autonomia e l’innalzamento del debito degli agricoltori, la riduzione delle varietà di piante e animali, e le sempre più crescenti restrizioni per attività di allevamento e di ricerca rappresentano alcuni degli effetti più preoccupanti di questa tendenza.

Ma nonostante questa allarmante situazione non è stato attualmente preso alcun provvedimento legale per fermarla. Al contrario, secondo un’indagine recente sulle domande depositate presso l’Organizzazione Mondiale della Proprietà Intellettuale (WIPO), le grandi aziende internazionali delle sementi cercano sempre più di imporre il proprio monopolio senza preoccuparsi delle conseguenze sulla sicurezza alimentare mondiale e sulla capacità di sostentamento degli agricoltori di tutto il mondo.

Lo dimostrano le recenti domande di brevetto depositate dalle tre società leader a livello mondiale: Monsanto (USA), Dupont (USA) e Syngenta (Svizzera).
I cittadini, le organizzazioni e le istituzioni firmatari chiedono ai governi ed agli Uffici brevetto di fermare questo sviluppo preoccupante e di rivedere le attuali leggi brevettuali.

Le leggi della UE, degli USA e di molti altri Paesi, così come gli Accordi Internazionali sulla Proprietà Intellettuale (TRIPS) del WTO (Organizzazione Mondiale del Commercio), necessitano di una urgente revisione per fermare la monopolizzazione ed il controllo delle risorse genetiche mondiali da parte delle imprese.

Tale revisione deve condurre ad una regolamentazione che garantisca il diritto al cibo e un divieto dei brevetti su piante e animali.

Gli esempi che seguono mostrano alcune delle richieste di brevetto portate all’estremo. Molte delle rivendicazioni in esse contenute si possono descrivere come assurde e ridicole. Queste richieste dimostrano a quale eccesso si sia giunti con le attuali leggi brevettuali e quanto esse siano inadeguate.

In soli quattro anni, tra il 2005 ed il 2009, la Monsanto ha presentato presso il WIPO circa 150 domande di brevetto sulla riproduzione delle piante. Tali richieste dimostrano una tendenza crescente a pretendere diritti esclusivi di proprietà su piante e animali non soltanto geneticamente modificati ma anche facenti parte della biodiversità esistente, nonché sui metodi di riproduzione convenzionali.

Prima del 2005 sono state depositate solo alcune domande di questo tipo, mentre tra il 2005 ed il 2009 oltre il 30% delle domande di brevetto della Monsanto ha riguardato la riproduzione di piante convenzionali: una tendenza che si osserva anche con le altre grandi multinazionali sementiere.

Nello stesso periodo Dupont ha depositato circa 170 domande di brevetto sulla riproduzione delle piante, il 25% delle quali riguardanti la riproduzione convenzionale; Syngenta ha depositato circa 60 domande, il 50% delle quali riguardanti la riproduzione tradizionale. Tra le grandi società sementiere, la Monsanto è l’unica che abbia depositato domande di brevetto anche sugli animali: dal 2005 l’azienda nordamericana ha depositato circa 20 brevetti sulla riproduzione di animali.

Esempi:
· Nella domanda di brevetto WO2008021413 (“monsantizzazione” del mais e della soia) la Monsanto vuole ottenere la proprietà esclusiva di metodi ampiamente utilizzati nell’ambito della riproduzione convenzionale. In oltre 1.000 pagine e 175 rivendicazioni, la Monsanto chiede l’utilizzo esclusivo di diverse sequenze e variazioni genetiche, in particolare del mais e della soia. La Monsanto giunge anche a rivendicare tutte le piante di mais e di soia che contengono tali elementi genetici. Nel brevetto, inoltre, vengono elencati tutti gli usi concernenti il cibo, l’alimentazione e le biomasse.

Introducendo nelle richieste specifiche applicazioni regionali, la Monsanto mostra di voler utilizzare il brevetto in Europa, in Argentina e in Canada. · Nella domanda di brevetto WO2009011847, (“monsantizzazione” della carne e del latte”) la Monsanto rivendica senza esitazioni metodi di riproduzione animale, gli stessi animali e finanche “il latte, il formaggio, il burro e la carne”. ·

Altre società portano avanti una strategia parimenti aggressiva, depositando domande di brevetto sulle risorse genetiche necessarie alla produzione del cibo e dei mangimi. Un esempio è la domanda di brevetto WO2008087208, (“brevetto della Syngenta sul rendimento del mais”), riguardante le caratteristiche genetiche che determinano il rendimento del mais.

Nella domanda la Syngenta rivendica le piante e finanche il raccolto!

· Diversi brevetti simili sono stati già concessi. Tra questi, il brevetto sulla riproduzione della soia WO98/45448 (“brevetto della Dupont sul tofu”), concesso in Europa, in Australia e negli Stati Uniti e riguardante il tofu, il latte di soia e gli alimenti per bambini derivati dalla soia.

Questa domanda di brevetto, o altre della stessa tipologia, sono state depositate anche in Brasile, in Canada, in Cina, in Giappone, in Norvegia e in Nuova Zelanda.

Brevetti di questo tipo rappresentano l’ossatura di una strategia volta ad ottenere il controllo globale di tutti i livelli della produzione alimentare. Essi non solo frenano la ricerca e l’innovazione, ma mirano anche a bloccare l’accesso alle risorse genetiche e alla tecnologia, creando nel contempo nuove dipendenze per i contadini, i selezionatori ed i produttori alimentari.

Tuttavia la resistenza a questo sopruso (chiamato “monsantizzazione” dell’alimentazione) si sta costituendo e sta crescendo:
Nel 2007, associazioni di agricoltori e di ONG di tutto il mondo hanno creato la piattaforma mondiale “No Patents on Seeds”. Nel 2008 l’Ufficio Europeo dei Brevetti (EPO) è stato sommerso da centinaia di lettere sul caso del brevetto sul broccolo, PE1069819, che viene scelto emblematicamente perché la sua approvazione, si ritiene crei un precedente.

Nel 2009 migliaia di agricoltori e di cittadini, oltre che di ONG e delle stesse autorità governative, hanno presentato un ricorso contro il brevetto europeo PE 1651777 sulla riproduzione dei maiali, richiesto dalla Monsanto nel 2004.

Se accade tutto questo…

siamo davvero “alla frutta”! Ed è davvero molto vergognoso.

Da Micro Mega e Corriere della Sera:

Bologna, rappresaglia politica contro Ignazio Marino. Dopo le primarie Pd boicottata la sua attività di chirurgo
Ignazio Marino non deve lavorare al Sant’Orsola di Bologna: la sua attività di chirurgo sarebbe stata ostacolata perché si candidò alla segreteria del Pd in concorrenza con Bersani. È quanto emerge da intercettazioni di una inchiesta calabrese. Alcuni dirigenti sanitari emiliani avrebbero organizzato un boicottaggio contro il senatore Pd.

di Mario Gerevini, Corriere della Sera, 20 gennaio 2010

L’attività di chirurgo di Ignazio Marino sarebbe stata ostacolata quando decise di candidarsi alla segreteria del Partito democratico in concorrenza con Pierluigi Bersani e Dario Franceschini. È quanto emerge da alcune intercettazioni telefoniche di un’inchiesta giudiziaria calabrese su tutt’altri temi. Alcuni dirigenti del Servizio sanitario regionale dell’Emilia Romagna avrebbero montato un’azione di boicottaggio ai danni del senatore Pd, chirurgo notissimo, uno dei maestri del trapianto di fegato. L’obiettivo (raggiunto) era sbarrargli le porte del S.Orsola-Malpighi, policlinico universitario nel cuore di Bologna con un reparto all’avanguardia nei trapianti di fegato. Con il S.Orsola, struttura pubblica, il medico aveva già raggiunto un’intesa. «Marino arriva al S.Orsola», titolavano i giornali bolognesi a fine aprile 2009. E c’era l’ok dell’assessore regionale alla Sanità, Giovanni Bissoni (Pd). Poi, a luglio, la candidatura alle primarie del Pd. A quel punto che cosa succede?

Lo raccontano le intercettazioni captate in un’inchiesta mille chilometri più a sud. Il pm Pierpaolo Bruni della Procura di Crotone indagando su presunti illeciti nella realizzazione di due centrali termoelettriche incappa nelle conversazioni «bolognesi», ritenute potenzialmente «apprezzabili» sotto il profilo penale. Dunque potrebbe essere aperta un’inchiesta specifica. «Le conversazioni mettono in risalto — scrive la procura crotonese — le azioni ostruzionistiche che alcuni dirigenti dell’Azienda sanitaria di Bologna avrebbero posto in essere nei confronti del senatore Ignazio Marino, candidato alle primarie del Pd. In particolare non gli sarebbero stati perfezionati i contratti che lo avrebbero legato, quale chirurgo, al policlinico S. Orsola di Bologna, per essersi contrapposto all’onorevole Luigi Bersani nella corsa all’elezione di segretario del Pd».

Il telefono intercettato è quello di Giuseppe Carchivi, commercialista originario di Crotone ma con studio in provincia di Siena. È un professionista molto quotato e con relazioni politiche ad alto livello. Il 25 agosto lo chiama un «professore» (omettiamo il nome) chirurgo al S.Orsola.

GIUSEPPE CARCHIVI: «Io penso che sia rimasto molto male (Marino, ndr) per la questione di Bologna»

PROFESSORE: «Sì, bè, non è che poi han detto no …L’han rimandata, capito? Però sono quei rinvii … Lui c’è poco da fare, s’è schierato da un’altra parte di dove stanno questi».

La mattina del 20 agosto 2009 e in altre occasioni il commercialista riceve telefonate da un numero interno del S. Orsola. È un altro medico amico (identificato negli atti), sempre chirurgo del policlinico, a stretto contatto con l’équipe del professor Antonio Daniele Pinna direttore della chirurgia dei trapianti di fegato e multiorgano, quella dove Ignazio Marino avrebbe dovuto operare.

CHIRURGO (C): «… Ti volevo raccontare una cosa, successa la settimana scorsa … dopo lo schieramento politico di Marino». GIUSEPPE (G): «Eh Eh». C: «Hanno fatto il volta faccia (…) in sostanza i vertici regionali, che come tu sai si sono schierati con Bersani, e quindi Marino non è più gradito qua … il mio direttore generale Cavina (Augusto Cavina dg del S.Orsola, ndr) lo ha chiamato dicendogli “sa…abbiamo difficoltà di sala operatoria, problemi di consiglio di facoltà, sa che c’è un centrodestra molto forte a Bologna”, pensa che cazzate che gli ha raccontato … io l’ho ascoltata la telefonata: insomma, conclusione, gli ha detto che al momento non se ne fa niente. E lui ( Marino, ndr) m’ha detto: “ma allora adesso come faccio, io ho i miei pazienti da operare…”. Insomma lui è rimasto a piedi, non ha una sala operatoria, con i pazienti da operare. Allora mi ha detto: “Mi devi aiutare a trovare un’altra soluzione”. Io che cazzo di soluzione gli trovo, Giuseppe? Dove lo faccio operare, a casa mia? Non so come aiutarlo perché, capisci, ha fatto una scelta politica che lo ha messo in una certa luce con l’entourage di questa zona». G: «Che tristezza». C: «Eh, che tristezza, lo so però così è andata la storia. Ti ripeto, in realtà ufficialmente non è mai stato detto questo. Ufficialmente è stato detto che abbiamo problemi di sala operatoria, che le sale operatorie sono troppo piene che … insomma tutte cazzate, ovviamente, tutte minchiate …».

G: «A Siena potrei aiutarlo, ma Siena è come Bologna … E Pinna (direttore reparto trapianti, ndr), che dice?».

C: «Pinna ha detto che (Marino, ndr) ha fatto una mossa che gli ha tagliato le gambe, Bissoni (assessore regionale alla Sanità, ndr) era favorevolissimo all’operazione».

G: «Ma come si può nella sanità italiana andare avanti?»

C: «Però è così, Giuseppe … questo è uno che, si potrà dire tutto, ma sicuramente il fegato lo sa trattare. Oh, e questi lo tagliano perché, capito?, per fare le vendette trasversali. (…) È un’assurdità che un chirurgo di quella portata non abbia una sala operatoria … che c’ha i malati che aspettano… Marino aveva in mano un contratto che doveva solo essere controfirmato. E si è fermato tutto». G: «E se lo controfirmasse?» C: «Marino me l’ha detto: se devo venire al S.Orsola che c’è una guerra nei miei confronti … io mi troverò un altro posto …Tra l’altro non chiedeva manco un cazzo di soldi: s’era fatto un contratto da 1.500 euro… tu calcola che ogni ritenzione epatica che faceva Marino, il S. Orsola intascava 25.000 euro e gliene dava 1.500…» (…)

G: «Renditi conto che qui siamo al paradosso … andare ad aiutare il Presidente della commissione d’inchiesta (sulla sanità pubblica, ndr), uno dei migliori chirurghi al mondo, a trovare una sala operatoria. (…) Io ne parlo con Ignazio, sarei per fare una rivoluzione … questo è uno scandalo nazionale».

Quel Genietto del Ministro della Funzione Pubblica!

«La riforma non dovrà riguardare solo la seconda parte della Costituzione, ma anche la prima. A partire dall’articolo 1: stabilire che l’Italia è una Repubblica democratica fondata sul lavoro non significa assolutamente nulla».
E certo: chissa’ se ha mai lavorato in vita sua! Dire che l’articolo 1 della Carta non significa alcunche’ è una bestemmia, è non rispettare chi lavora; probabilmente ha sempre vissuto alle spalle degli altri!

Vogliamo dargli una via d’uscita?

In fondo due negazioni affermano, E R G O: l’Art. 1 significa eccome!!!! Oppure… non conosce la lingua italiana…

Cosa vuol dire avere un metro e mezzo di statura,
ve lo rivelan gli occhi
e le battute della gente
o la curiosità di una ragazza irriverente che vi avvicina solo per un suo dubbio impertinente,
vuole scoprire se è vero quanto si dice intorno ai nani, che siano i più forniti della virtù meno apparente, fra tutte le virtù la più indecente.

Passano gli anni e i mesi e se li conti anche i minuti è triste trovarsi adulti
senza essere cresciuti la maldicenza insiste batte la lingua sul tamburo fino a dire che un nano è una carogna di sicuro perchè ha il cuore troppo.. troppo vicino al buco del culo.

Fu nelle notti insonne vegliate al lume del rancore, che preparai
gli esami e diventai procuratore, per imboccar
la strada che dalle banche di una cattedrale portan alla sacrestia, quindi alla cattedra di un tribunale
giudice finalmente…
giudice in terra del
bene e del male!

E allora la mia statura non dispezzò più buon umore a chi alla sbarra in piedi mi diceva “vostro onore” e di affidarli al boia fu un piacere del tutto mio, prima di genuflettermi nell’ora dell’addio non conoscendo
affatto la statura di Dio!.

GREETINGS

by Isabel Poulin

Augurissimi per queste feste, soprattutto per un 2010 SPETTACOLARE!

Film Denuncia E Claudio Santamaria Per I 40 Anni di Survival

Prima di proporvi l’intervista a Francesca Casella, voglio soltanto ricordare che antropologicamente i popoli non possono evolvere – volendola dire alla Tabucchi: “evoluire” – senza la salvaguardia della biodiversità dei popoli e dei loro linguaggi.

Survival International compie 40 anni e celebra oggi i progressi compiuti nella difesa dei diritti umani dei popoli indigeni di tutto il mondo con un film-denuncia a sostegno della remota tribù dei Dongria Kondh. A narrare la loro storia è l’attore Claudio Santamaria, testimonial dell’associazione.

“Il lavoro di Survival è iniziato nel 1969 in un seminterrato di Londra, dove un pugno di volontari condivideva l’angusto spazio con altre piccole associazioni” racconta Francesca Casella, direttrice della sede italiana. “Da allora, è stata fatta tantissima strada.”

“All’epoca, i problemi maggiori dei popoli indigeni erano gli stermini di massa, la schiavitù, le epidemie e la disperazione di vedere improvvisamente cancellato il proprio universo nella quasi totale indifferenza del resto del mondo.

Oggi, ovunque abitino, molti popoli tribali continuano ad essere privati dei mezzi di sussistenza e costretti a cambiare vita; le loro terre restano invase da coloni, minatori, tagliatori di legna; i loro villaggi inondati da dighe e spazzati via da allevamenti di bestiame o parchi turistici. Tuttavia, l’atteggiamento dell’opinione pubblica nei loro confronti è radicalmente cambiato.”

“Laddove quarant’anni fa l’assimilazione e l’estinzione dei popoli indigeni venivano date per scontate ed erano giudicate solo come un doloroso ma inevitabile prezzo da pagare nel nome del progresso, oggi, in molti hanno cominciato a riconoscere l’inalienabilità dei loro diritti, finalmente protetti anche dalle leggi internazionali e dalle costituzioni di molti paesi, soprattutto in Sud America. E il movimento indigeno mondiale è più forte che mai.”

“Certo – continua Francesca Casella – gli ostacoli da superare restano tantissimi: l’avidità, la miopia, il razzismo e le dittature… Ma le persone decise a lottare per aiutare i popoli tribali a mantenere il loro posto nel mondo e a determinare autonomamente il loro futuro, sono sempre più numerose.

È probabilmente questo il successo più importante raccolto sinora da Survival o, meglio, dai popoli indigeni stessi con il sostegno di migliaia di persone da ogni parte del pianeta.”

Survival è unica organizzazione che lanci campagne in difesa dei popoli indigeni di tutto il mondo. Aiuta le tribù più minacciate a difendere le loro vite, a proteggere le loro terre e a decidere autonomamente del proprio futuro contro ogni forma di pregiudizio e discriminazione.

Attraverso azioni mirate e un’intensa azione di lobbying, nel corso del tempo ha conseguito molti successi tra cui la creazione del Parco Yanomami nel 1992, in Brasile, il riconoscimento del diritto della tribù dei Jarawa a decidere del proprio futuro in India nel 2004, e la storica vittoria giudiziaria dei Boscimani del Kalahari del dicembre 2006. E tantissimi altri.

Attualmente sta seguendo circa 80 casi, distribuiti in 40 paesi diversi. Tra le campagne più urgenti c’è quella per i Dongria Kondh di Orissa, in India, minacciati dal gigante minerario Vedanta Resources.

A raccontare la loro lotta per impedire a una miniera di bauxite di distruggere la loro terra e la loro esistenza è il commovente documentario-denuncia “Mine. Storia di una miniera sacra”. Il filmato è stato presentato oggi in italiano con il sostegno di Claudio Santamaria, sua voce narrante.

Dopo nove mesi di indagini su un ricorso presentato da Survival all’OCSE, nell’ottobre scorso il governo britannico ha finalmente condannato la società Vedanta per il comportamento tenuto nei confronti dei Dongria e le ha imposto un “radicale cambiamento d’atteggiamento” ma a tutt’oggi nulla è mutato. Una squadra di Survival è tornata quindi sul campo la settimana scorsa.

“Per mantenere la nostra indipendenza – conclude Francesca Casella – non accettiamo fondi da nessun governo. A finanziare le nostre attività sono solo le donazioni dei sostenitori e i proventi delle attività di raccolta fondi. Spero che in molti vogliano quindi aiutarci a continuare il nostro importante lavoro finchè ai popoli indigeni non sarà stato riconosciuto il loro legittimo posto nel mondo.

Le loro sono società ricche, contemporanee e vibranti, e chiedono solo di poter continuare a vivere, libere da persecuzioni e secondo sili di vita e di sviluppo liberamente scelti.”

DIRITTO ALLA RETE

E’ partito on line il TAM TAM per l’evento organizzato per mercoledì 23 dicembre a Roma, in piazza del Popolo, dalle ore 17 alle 19.

Alessandro Gilioli, Guido Scorza (Diritto alla Rete Network), Enzo Di Frenna, Luisa Capelli (Meltemi Editore), Gianfranco Mascia e il suo gruppo del No B Day, Pippo Civati, Claudio Messora e molti altri: tutti connessi per promuovere l’evento in Rete.

Ci sdraieremo in silenzio, per un minuto.

Poi disegneremo col gessetto la sagoma dei nostri corpi e scriveremo dentro il nome del nostro blog. Porteremo tanti bavagli bianchi.

Lo slogan sarà “Libera Rete in libero Stato”.

L’iniziativa è promossa Diritto alla Rete e dall’Istituto per le Politiche dell’Innovazione.

La forza del messaggio sta nel silenzio.

Nessuno può interpretare, manipolare, provocare.

Tanti corpi fermi a terra: il popolo della Rete in piazza del Popolo.

Internet for Nobel Peace Prize

La Nostra Italia.

La Luna Nel Lago

Riporto direttamente qui una lettera senza che andiate su Repubblica.it.

La presento sul blog perché provoca – in me ovviamente – sentimenti contrastanti: conforto e sconforto.

Perché conforto: condivido pienamente quello che questo signore – che non è certamente “uno qualunque” come me – afferma e consiglia al proprio figlio (e mai come in questo periodo ho valutato tanto positivamente il non aver voluto figli!). Non sono quindi una “marziana” e qualcun altro la pensa come me.

Perché sconforto: questo paese non è più vivibile e il consiglio al figlio, specialmente perché giovane, è il più giusto che un padre possa dare oggi; sperando che qualcosa cambi…

In questo caso però sono pessimista…

Figlio mio, stai per finire la tua Università; sei stato bravo. Non ho rimproveri da farti. Finisci in tempo e bene: molto più di quello che tua madre e io ci aspettassimo. È per questo che ti parlo con amarezza, pensando a quello che ora ti aspetta. Questo Paese, il tuo Paese, non è più un posto in cui sia possibile stare con orgoglio.

Puoi solo immaginare la sofferenza con cui ti dico queste cose e la preoccupazione per un futuro che finirà con lo spezzare le dolci consuetudini del nostro vivere uniti, come è avvenuto per tutti questi lunghi anni. Ma non posso, onestamente, nascondere quello che ho lungamente meditato. Ti conosco abbastanza per sapere quanto sia forte il tuo senso di giustizia, la voglia di arrivare ai risultati, il sentimento degli amici da tenere insieme, buoni e meno buoni che siano. E, ancora, l’idea che lo studio duro sia la sola strada per renderti credibile e affidabile nel lavoro che incontrerai.
Ecco, guardati attorno. Quello che puoi vedere è che tutto questo ha sempre meno valore in una Società divisa, rissosa, fortemente individualista, pronta a svendere i minimi valori di solidarietà e di onestà, in cambio di un riconoscimento degli interessi personali, di prebende discutibili; di carriere feroci fatte su meriti inesistenti. A meno che non sia un merito l’affiliazione, politica, di clan, familistica: poco fa la differenza.

Questo è un Paese in cui, se ti va bene, comincerai guadagnando un decimo di un portaborse qualunque; un centesimo di una velina o di un tronista; forse poco più di un millesimo di un grande manager che ha all’attivo disavventure e fallimenti che non pagherà mai. E’ anche un Paese in cui, per viaggiare, devi augurarti che l’Alitalia non si metta in testa di fare l’azienda seria chiedendo ai suoi dipendenti il rispetto dell’orario, perché allora ti potrebbe capitare di vederti annullare ogni volo per giorni interi, passando il tuo tempo in attesa di una informazione (o di una scusa) che non arriverà. E d’altra parte, come potrebbe essere diversamente, se questo è l’unico Paese in cui una compagnia aerea di Stato, tecnicamente fallita per non aver saputo stare sul mercato, è stata privatizzata regalandole il Monopolio, e così costringendo i suoi vertici alla paralisi di fronte a dipendenti che non crederanno mai più di essere a rischio.


Credimi, se ti guardi intorno e se giri un po’, non troverai molte ragioni per rincuorarti. Incapperai nei destini gloriosi di chi, avendo fatto magari il taxista, si vede premiato – per ragioni intuibili – con un Consiglio di Amministrazione, o non sapendo nulla di elettricità, gas ed energie varie, accede imperterrito al vertice di una Multiutility. Non varrà nulla avere la fedina immacolata, se ci sono ragioni sufficienti che lavorano su altri terreni, in grado di spingerti a incarichi delicati, magari critici per i destini industriali del Paese. Questo è un Paese in cui nessuno sembra destinato a pagare per gli errori fatti; figurarsi se si vorrà tirare indietro pensando che non gli tocchi un posto superiore, una volta officiato, per raccomandazione, a qualsiasi incarico. Potrei continuare all’infinito, annoiandoti e deprimendomi.

Per questo, col cuore che soffre più che mai, il mio consiglio è che tu, finiti i tuoi studi, prenda la strada dell’estero. Scegli di andare dove ha ancora un valore la lealtà, il rispetto, il riconoscimento del merito e dei risultati. Probabilmente non sarà tutto oro, questo no. Capiterà anche che, spesso, ti prenderà la nostalgia del tuo Paese e, mi auguro, anche dei tuoi vecchi. E tu cercherai di venirci a patti, per fare quello per cui ti sei preparato per anni.

Dammi retta, questo è un Paese che non ti merita. Avremmo voluto che fosse diverso e abbiamo fallito. Anche noi. Tu hai diritto di vivere diversamente, senza chiederti, ad esempio, se quello che dici o scrivi può disturbare qualcuno di questi mediocri che contano, col rischio di essere messo nel mirino, magari subdolamente, e trovarti emarginato senza capire perché.

Adesso che ti ho detto quanto avrei voluto evitare con tutte le mie forze, io lo so, lo prevedo, quello che vorresti rispondermi. Ti conosco e ti voglio bene anche per questo. Mi dirai che è tutto vero, che le cose stanno proprio così, che anche a te fanno schifo, ma che tu, proprio per questo, non gliela darai vinta. Tutto qui. E non so, credimi, se preoccuparmi di più per questa tua ostinazione, o rallegrarmi per aver trovato il modo di non deludermi, assecondando le mie amarezze.

Preparati comunque a soffrire.

Con affetto,
tuo padre

Fascino…

- Maria!
Da tempo non mi capitava che un uomo, in un ufficio, mi inseguisse:
- Hai dimenticato il documento!

Nefelomante.

Aria, a pieni polmoni, dopo così tanto tempo; sorsata d’acqua limpida che lenisce l’arsura di un deserto fatto di mancanza di idee narrative, di crescente inciviltà, di rapporti sociali in avaria.

Compagno di sette ore di viaggio in un week end d’autunno – inaspettatamente – trasformato in un fine settimana primaverile.

Completo, sorprendente, emozionante: un ristoro dell’animo.

Ho provato a diventare nefelomante, a imparare l’arte di vivere il tempo e non farlo invecchiare.

Imparare tutto ciò non è semplice, però, complice anche una mia certa inettitudine, ma credo, almeno, di aver cominciato a percorrere la strada giusta.

Decisamente appassionanti i nove racconti che Antonio Tabucchi – maestro d’arte della parola, affabulatore di parole scritte – narra in quelle pagine caratterizzate da infanzia, maturità, vecchiezza.

Tre racconti, in particolare, hanno permesso alla mia immaginazione di volare: Festival, Controtempo e Nuvole.

“Qual’è la cosa più bella al mondo?”

Avere ancora del tempo, credo… !

Il Tempo Invecchia In Fretta, questo il titolo del volume che Antonio Tabucchi ha pubblicato nella collana “I Narratori” di Feltrinelli.

P.S.: Dimenticavo: Nefelomante, Nefelomanzia: manzia=indovinare, nefele=nuvola; arte divinatoria che permette al nefelomante di “indovinare” – predire – attraverso le “evoluizioni” di forma delle nuvole.