Odi e t’amo

Odi et amo.

Quare
id faciam fortasse requiris.

Nescio,
sed fieri sentio et excrucior.

Lavanderia
di grigiori, stracci logori di dolore appesi al vento.

Il
detto e il non detto sul proscenio, ammassi di acqua e fango che non ci
riguardano, e si rifugge.

Conosciuti
agli occhi,

squarci
verbali

sferzano
volti

ignoti
all’emozione.

Il
pudore, necessario talvolta, latita: cominciano a grondare parole significative
solo se dette negli occhi di chi deve “vedere”; il resto, gli altri è ingiusto
che vedano.

Fortunatamente
lei con le parole dipinge un paesaggio, lui rievoca antiche origini e
tradizioni, lei ti immerge in un grande mare di emozioni e coloratissima flora
e fauna marine, oppure una lei ti costringe a pensare che lì, nel modo di tutti
i giorni, c’è chi soffre per grandi ingiustizie.

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