“Mimare è essere tutt’uno con…”
Tempo fa fui rapita dalle fascinose spire di un’arte appassionante - il mimo - che mi condusse alla decisione di frequentare un corso.
Lezioni di tal genere non sono, come si potrebbe pensare, un qualcosa di totalmente rilassante, o poco faticoso.
Nella formazione di un mimo vi è una grande preparazione fisica, sportiva direi, atta a condurre l’individuo alla conoscenza approfondita del proprio corpo, di ogni più piccolo muscolo e del movimento che, isolatamente, gli si può far fare.
E’ proprio da questa profonda conoscenza che si riesce, per esempio, a trasformare il proprio viso in una maschera, a simulare passeggiate, corse e il salire scalini pur rimanendo nel medesimo punto di uno spazio; a dare il senso del volo pur avendo i piedi ben saldi al suolo.
C’è, quindi, un lavoro notevole e continuo fatto di esercizi che coinvolgono tutte le parti del corpo.
“Conobbi” - artisticamente e non -, in quel periodo, personaggi quali Marcel Marceau, Jacques Tati, Jacques Lecoq, Jango Edwards, Lindsay Kemp: prospettive diverse di una stessa arte; feci degli stages con alcuni degli allievi migliori di Marceau e Lecoq.
“Il corpo poetico” - chiamiamolo così come lo avrebbe definito Lecoq - comincia a “muoversi” dopo aver analizzato il mondo (dove per mondo si intende tutto, dai sassi alle piante, agli animali) e la sua rappresentazione, improvvisando sulla base della conoscenza tecnica dei movimenti, del linguaggio del gesto e di tutte le aree di recitazione (tragedia, commedia dell’arte, melodramma, etc.).
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ho avuto la fortuna di frequentare a Parigi la scuola di Lecoq e di avere lui come insegnante,E’ stato un grande maestro per me, e’ stato un lavoro molto profondo e appassionante che ha lasciato un segno indelebile dentro di me. E’ una scuola che consiglio anche se senza di lui non e’ la stessa cosa..
Non ho avuto la tua stessa fortuna, posso solo immaginare l’”indelebilità”…