Pubblico e Privato

ritorno_a_casa.jpgStamattina ho letto il “pezzo” di Fabio Bordignon su Repubblica.it, in cronaca, intitolato “Italia, orizzonte nero uniche speranze dal privato”, relativo all’indagine condotta dalla Demos-Eurisko sulle aspettative dell’opinione pubblica per il prossimo anno.

La maggior parte delle persone intervistate hanno una visione pessimistica verso il nuovo anno sia per la politica, sia per l’economia che per la pressione tributaria.

Il maggior numero degli intervistati vede il proprio privato come fonte di stabilità e sicurezza e si definisce “arrabbiata” e non depressa come altri paesi vorrebbero far intendere.

Per quanto mi riguarda, invece, mi hanno depresso i risultati di quest’indagine; motivi:
a) anche io sono abbastanza “arrabbiata” quando devo pagare le tasse, ma lo sarei sicuramente meno se tutti le pagassero e nessuno “ladroneggerebbe” su quanto verso alle casse dello stato;

b) per gli intervistati, la svolta è nel privato, non nel sociale, quindi addio alle rivendicazioni sull’acqua, per i diritti umani, per l’energia pulita, per la pena di morte, per l’aborto, per una sanità equa e sicura… Il sociale insomma va a farsi benedire! Non dovranno poi però lamentarsi dell’ulteriore peggiorare delle situazioni;

c) la frase dell’articolo: “Solo in riferimento alla dimensione individuale e privata - il proprio reddito, la vita personale - prevalgono indicazioni di stabilità.” - che si rifà ancora al pensiero degli italiani intervistati - mi deprime in maniera incredibile.

Perché mi deprime così tanto: coloro che si lamentano hanno comunque un reddito decente (si deduce dal fatto che affermano di ritrovare stabilità nel proprio reddito) e si rintanano nel loro privato.

Coloro che non hanno un reddito decente cosa dovrebbero fare?

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