Nelle sue creazioni Mirò ha sempre rappresentato, modellato minuziosamente, l’inconscio tracciando linee armoniose che potessero trasmettere quelle vibrazioni capaci di scuotere il “sentire”, la percezione di colui che “guarda”, che “visita” una tela.
Con l’evoluzione del proprio pensiero giunse, quindi, a teorizzare, e mettere in pratica, una “violenta violenza” che sconcertasse l’occhio.
L’animo, l’occhio, l’individuo e il suo pensiero sono disorientati solo dinnanzi a qualcosa di inconsueto, nuovo, inaspettato; Mirò, perciò, elabora la distruzione come forma sconcertante che gli permetta di rigenerare la propria creatività.
Attraverso la distruzione dà vita al suo vecchio desiderio di “assassinare la pittura”.
In “Femme dans la nuit”, “Femme oiseau dans la nuit”, e in altre tele successive, Mirò crea immagini che rievocano l’origine, la fonte della sensibilità di chi “guarda”; stimola la capacità di captare le richieste dell’io guardante e trasforma tutto questo in “segno-forma”.
Quei marcati, spessi segni neri raffigurano tutto questo.
E’ la netta affermazione di ciò che la psiche richiede, anzi esige e, ora, il surrealismo appare lontano, quasi negato.
Le tele citate sono di periodi diversi, già tra il 1928 e il 1929, però, il pittore si ribellava al surrealismo e dichiarava di voler “assassinare la pittura”, negando colore e tela, per rivolgersi a tecniche nuove, a materiali “diversi”.
2 Commenti
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Vuoi provare dello sconcerto? Basta osservare con estrema attenzione gli scarabocchi di mio nipotino. Non ha nessuna pretesa di assassinare la pittura, non ha la fortuna di avere dei critici che rendono famosi i suoi scarabocchi.
ahahahhahahahhaah potrebbe essere che tu abbia un nipotino artista in erba e non te ne renda conto!
Per il resto, NO Comment! Ciao