La Rosa di Jericho è presente nei miei records cerebrali sin dalla “frequentazione” delle scuole medie inferiori (in seconda: dodici anni circa).
Ne conobbi l’esistenza grazie a Leonardo Sinisgalli, scrittore e poeta della mia regione che intitolò un suo libro – appunto – “La rosa di Jericho”; da allora – periodicamente – fa capolino nel mio mondo.
L’ultima volta è stato due settimane fa quando – nel mio tour tra i reparti di un grande magazzino – mi sono imbattuta in una scatola cubica (10×10x10 circa
) recante la scritta “Rosa di Jericho”.
D’istinto l’ho comprata, non avendo però letto il nome latino della pianta contenuta nella scatola: Selaginella lepidophylla (che appartiene alla famiglia delle Salaginacee).
La selaginella non è la vera Rosa di Jericho il cui nome latino è Anastatica hierochuntica e appartiene, inoltre, alla famiglia delle Brassicacee (quella cui appartengono anche i cavoli).
Ambedue le piante vivono in un clima desertico e si presentano – in mancanza di acqua – come piccolissimi cespugli rotondi e secchi; tutte e due le piante hanno la particolarità – come l’araba fenice – di rinascere (non dalle proprie ceneri, ma dalla propria “secchezza”), perciò di rinverdire subitaneamente (in una o due ore) se le radici vengono immerse in una ciotola d’acqua (per questo motivo riescono a resistere all’aridità desertica, rotolando sulla sabbia spinte dal vento).
La particolare caratteristica di questa pianta, dunque, ha dato vita a numerose leggende, ma sembra reale il suo legame – dimostrato dal nome comune della pianta – con i Crociati che per primi la fecero conoscere alla nostra attuale Europa.
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Rosa di Jericho una piantina stupenda ! ! !
ne ho appena ricevuta una per il compl.
una delle mie piantine preferite !
E’ carinissima, si! E comunque, anche se probabilmente sono in ritardo, AUGURONI!