
Si è parlato tanto, e se ne parla ancora, proprio – e anche – tra le strade di questo quartiere semi-periferico, di Rom, di immigrati, delle loro condizioni di vita miserrime, quindi poco igieniche, con qualche “venatura” di intolleranza.
Non si riesce a parlare però – obiettivamente – delle nostre condizioni di vita; si di noi visi pallidi della semi-periferia di Roma.

Qui, in via Pescosolido, a dieci minuti da “La Sapienza”, a quindici minuti dalla stazione Termini, e a poco più da via Nazionale, sino a due anni fa subivamo le intemperanze di chi era accampato sotto Ponte Mammolo, sulle rive dell’Aniene.
Oggi la situazione non è migliorata; hanno sgomberato le rive dell’Aniene, ma subiamo comunque l’inciviltà di alcuni che vivono nello stesso quartiere e di altri che hanno scambiato i prati, che circondano i grigi palazzi, in discariche a cielo aperto.

E, cari miei, costoro sono italianissimi, non immigrati africani o dei paesi dell’est.
Nei prati adiacenti i palazzi si possono ammirare spazzole di autolavaggi dismessi, materassi abbandonati e divenuti tane per topi, erba alta (nonostante le segnalazioni nessuno è venuto a tagliarla) che nasconde calcinacci di “solerti” inquilini che hanno ristrutturato bagni o cucine.

Non manca, inoltre, alcun tipo di rifiuti (ortaggi, frutta, etc.), qua e là, a ornare lo scempio del paesaggio…
Dobbiamo forse disturbare nuovamente il presidente del consiglio per far sparire la “munnezza” nella villa sequestrata al mafioso?
Ha altro cui badare in questo periodo!

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