Qui è tutta un’altra storia!

Parole scivolate si confondono nel tramestio di mani che scavano rifiuti.

Nella serata umida l’odore acre di plastica bruciata; forse per scaldarsi!

Lì, sulle rive del fiume, il freddo dell’umidita’ deve essere ancora più intenso, i gruppi di persone si avvalgono di qualsiasi cosa per creare calore, bruciano tutto quanto puo’ servire a non gelare.
Quando hanno un po’ di fortuna, talvolta, nell’aria di periferia si annusa un buon odore di legna; quell’odore che tempo fa – e, di tanto in tanto, ancora oggi – caratterizzava, nel gelido inverno, i paesini di montagna.
Qui, pero’, anche se l’odore della legna che brucia è gradevole, è tutta un’altra storia, anzi, altre storie.
Storie di miseria, di persone giunte col miraggio del lavoro e di qualche soldo in piu’, per poter mantenere moglie e figli, mariti e genitori in altri paesi.
Storie fatte di stracci raccolti dall’immondizia, di cibo raccolto dai rifiuti e
mangiato sfidando lo sguardo di chi – allibito – passando cerca di capire quanto sia reale quello che sta osservando; valuta quanto quella scena possa essere solo un’allucinazione dovuta a qualche stato mentale particolare.
Non serve stropicciarsi gli occhi, la scena è terribilmente reale.

Reale come tante altre scene nei quartieri a est, quei quartieri posti proprio lì,
lì dove nasce il sole e i tanti desideri di genti con volti scavati dal freddo, dal lavoro, dalle false speranze.
Quei volti che, come i nostri nonni, in nome di un futuro diverso, accettano qualsiasi tipo di condizione per poterla, poi, superare e riuscire, quindi, a riscattarsi da un tipo di vita che non è, obiettivamente, umana.

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