Il Manifesto di Celentano

DA REPUBBLICA.IT

La testata rischia la chiusura e il Molleggiato scende in campo
con un appello ai pubblicitari: "Investite nella sua genialità"

                                                   

Celentano si schiera col Manifesto
"Un giornale rock, senza padrone"

                   

 
                   <B>Celentano si schiera col Manifesto<br>"Un giornale rock, senza padrone"</B>

                                                          

                                                    
                

                                                                                                     ROMA – Adriano Celentano scende in campo per Il Manifesto, lo storico quotidiano comunista che rischia la chiusura: per il Molleggiato  Il Manifesto è
un giornale "rock", l’unico veramente indipendente, e la sua crisi è
dovuta alla miopia dei pubblicitari che non lo considerano un veicolo
valido per raggiungere i consumatori.

                                           

                                                                                                     In una lettera dal titolo "Il Manifesto è
un giornale rock ma i pubblicitari non lo sanno", Celentano non usa
mezzi termini per spiegare le ragioni per cui è fondamentale preservare
il giornale. "E’ l’unico senza padrone, ossia senza un azionista di
maggioranza, con una indipendenza che non ha precedenti nella storia
dell’editoria". Poi ripercorre la storia della testata: "Negli stessi
anni in cui scrivevo i dialoghi di un film come Yuppy du, dove
‘due poveracci sognavano di essere operai specializzati’ per avere ‘un
bel vestito doppio petto’, un gruppo di intellettuali veniva radiato
dal Pci per aver espresso delle forti critiche alla linea comunista di
allora". In questo modo, scrive Celentano, "inizia la straordinaria
avventura dell’unico giornale senza padrone".

                                                                              

                                           
Il Molleggiato prosegue con la critica ai pubblicitari, che accusa di
non riuscire a comprendere le potenzialità del quotidiano. La crisi
finanziaria dipende dalle insufficienti entrate pubblicitarie, questa è
l’opinione di Celentano che definisce "strano" l’atteggiamento dei
maghi degli spot e chiede ironicamente: "Cos’è che vi dà tanto fastidio
a tal punto da non considerare Il Manifesto come veicolo promozionale? Un errore tattico da parte vostra che proprio non mi aspettavo".
                                           

                                           
Celentano porta ad esempio i titoli del gioranle, da sempre un punto di
riferimento di originalità e acume: "La genialità dei vostri
‘microspettacoli’ non può non accostarsi alla genialità dei titoli
ormai famosi del Manifesto".
                                           

                                           
Insomma, il valore della testata per lo showman prescinde dalla linea
politica che rappresenta, e dovrebbe esulare anche dalla tiratura,
generalmente bassa: "Chi fa della pubblicità non può non considerare,
per quanto non condivida la sua linea politica, il valore di quella
fascia di élite a cui arriva un giornale come Il Manifesto il quale, nonostante la sua bassa tiratura, entra nei ranghi di coloro che contano nei punti cardine della società.
"Cosa ti importa – chiede Celentano rivolto al pubblicitario – se sotto
la testata del Manifesto
c’è ancora la parola comunista? Il tuo compito non è quello di far sì
che il tuo messaggio arrivi a toccare tutte le fasce della società e,
se possibile, anche quelle del mondo animale?".

                                           
Un Adriano Celentano assolutamente sui generis,
a metà fra il moschettiere che si scaglia a spada tratta contro chi non
riconosce l’importanza storico-culturale della testata, e lo scaltro
esperto di marketing che suggerisce e strizza l’occhio alle esigenze di
mercato indirizzando i pubblicitari verso la strada giusta, ma alla
quale non avevano pensato. E che conclude citando Voltaire, in difesa
della libertà d’espressione: "Non condivido quello che dici, ma darei
la vita perché tu lo dica".

                                                   

                
                

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