CARROZZERIA

So, forse ad altri è noto, che, tra alti rovi intricati e
oleandri dai fiori di diverso colore, ove si intravede una piccola antenna
televisiva, riparato da tegole rossicce e tra pareti di metallo ondulato, vive
un uomo.
Non molto giovane, né molto vecchio appare, talvolta, fantasma di quel vecchio capannone abbandonato sulla
cui facciata, in alto, ancora è possibile leggere “CARROZZERIA”.
Fantasma del capannone e del
quartiere, fantasma di questa città che cela e permette che ci si possa
nascondere, riuscendo a farsi dimenticare.
L’uomo sfida l’”esterno” del
suo piccolo mondo per raggiungere l’espressione dell’opulenza consumistica:
oggetti di ogni genere abbandonati; televisori, poltrone, sedie, mobiletti,
tavoli da stiro, frigoriferi che potrebbero ancora essere utilizzati.
Cultura trash, ecoeconomia
snobbata, raccolta differenziata ignorata.
Non ho mai violato la “privacy” di quel capannone, ma sono quasi certa della perfetta organizzazione degli spazi, della presenza di tutti gli oggetti e utensili necessari al vivere
quotidiano. Immagino che le quattro pareti metalliche racchiudano un ambiente
accogliente, reso confortevole dalla maestria di quell’uomo dalla statura
media, magro, dagli occhi penetranti che, talvolta, attento a non farsi notare,
si aggira tra i recipienti dei rifiuti per recuperare qualsiasi cosa possa
essere utile.

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