Federico.

Qualche giorno fa ho terminato di leggere “Neve” il libro di Pamuk, ho deciso quindi di riprendere le poesie di Garcia Lorca; leggendole mi son tornate in mente delle scene del “Duende” di Kemp. Una in particolare.

Un
corpo, plastico nei gesti, mima, in un doppio petto bianco, dal fiore rosso
all’occhiello, il giungere dei proiettili, provenienti dai fucili di un plotone
d’esecuzione, che lo porterà alla morte. Era questa l’ultima scena del lavoro
teatrale di Lindsay Kemp che raccontava, rappresentando gli eventi più
significativi, l’intensa vita di Federico Garcia Lorca terminata in un giorno
di agosto del 1936.

Ho
una gran paura/ delle foglie morte,/ paura dei prati/ colmi di rugiada./ Sto
per addormentarmi;/ se non mi svegli,/ lascerò al tuo fianco il mio cuore
freddo./

Cos’è
che suona/ così lontano?/ Amore. Il vento sulle vetrate,/ amore mio!

Ti
misi collane/ con gemme d’aurora./ Perché mi abbandoni/ su questa strada?/ Se
te ne vai così lontano/ piange il mio uccello/ e la verde vigna/ non darà il
suo vino./

Cos’è
che suona/ così lontano?/ Amore. Il vento sulle vetrate,/ amore mio!

Tu
non saprai mai,/ o sfinge di neve,/ quanto/ t’avrei amata/ in quelle albe/
quando piove tanto/ e sul secco ramo/ muore il nido.

Cos’è
che suona/ così lontano?/ Amore. Il vento delle vetrate,/ amore mio! (1919)

Il
ritmo segnato da quattro versi ripetuti, a mo’ di ballata, scandisce l’andare
delle parole di questo componimento che racconta di un amore in un’atmosfera
notturna e di rimpianto. E la descrizione di un “sentire” affidato a
espressioni quali: “[…] lascerò al tuo fianco il mio cuore freddo
[…]” preludono a una fine che fa soffrire; e la “sfinge di neve”
(quale superlativo migliore, dato dall’unione di due elementi, l’una enigmatica
per antonomasia, l’altra fredda per costituzione, per definire
l’imperturbabilità del suo soggetto d’amore?) non si fa travolgere dai
sentimenti. <<Yo tengo el fuego en mi manos>> soleva dire Garcìa
Lorca, e nelle parole (fortemente tese nell’arco dell’azione, piene di fato,
appassionanti) delle sue poesie c’è quel “fuego”; il
“duende”, sentimento passionale e lacerante, che impregna di
teatralità i quadri poetici di Lorca. Quei quadri poetici che, dapprima
semplici, poi di “natura animata”, offrono una musicalità che, non
contrappone, ma agevolmente si snoda tra una nota semplice e una animata
(“caricata”) creando, così, un ritmo instancabile e coinvolgente.

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