Microcosmi musiliani

halfface.jpg“La carta moschicida Tangle-foot è lunga all’incirca trentasei centimetri e larga ventuno centimetri […]. Se una mosca vi si posa – non per avidità ma per conformismo, perché ve ne sono già attaccate tante altre – resta presa dapprima per l’estrema falange ricurva di tutte le sue zampette. Sensazione lieve, inquietante, come quella che si proverebbe camminando nel buio a piedi nudi, e inciampando all’improvviso in qualcosa che altro non è ancora se non una resistenza indefinibile, morbida e calda […]. Poi le mosche si tendono tutte in uno sforzo massimo, come tabetici che vogliono nascondere il loro male o come vecchi militari tentennanti (le gambe un po’ arcuate, come quando si sta su una cresta aguzza) […].”

E continua, ma non posso continuare a trascrivere; vorrei continuare a leggerlo per voi, per poter rendere meglio l’acutezza, la profonda osservazione, il dilatarsi, acquisendo straordinari contenuti, delle “quisquilie” musiliane.

Iniziano, con il testo sopra citato, quelle “Pagine postume pubblicate in vita” (la disquisizione sul perché del titolo è incredibile!) che l’autore, demoralizzato, cominciò a riunire dubitando di poter mai condurre a termine “L’uomo senza qualità”.

Si lascia andare, quindi, all’analisi dei microcosmi che lo circondano, conscio della “profonda separazione dalla vita” che caratterizzava “lo Scrittore” in genere; ma per quanto lo riguardava era dovuta, in particolare, al dover lasciare la Germania ormai nazista.

Nasce così l’ultima opera data alle stampe nel 1936, ma costituita da racconti scritti dal 1913 al 1929.

I nostri occhi scorrono, così, le parole, le pagine di questo piccolo volume suddiviso in tre sezioni, dai seguenti titoli: “Immagini”, “Considerazioni sgradevoli” e “Storie che non sono storie” che presentano brevi, appassionanti, analitici racconti.
E ci si potrebbe stupire nel leggere le descrizioni di questi microcosmi, nel pensare che l’autore de “L’uomo senza qualità” possa aver laboriosamente osservato delle “minuzie”. Così come accade in quarta di copertina, ci si potrebbe chiedere: “Ma non è proprio attraverso queste quisquilie che si scopre l’essenziale?”

Risponderei, per quanto mi riguarda, che è proprio così: è dalle piccole cose che nascono le grandi imprese.

E’ un pensiero che, spesso, mi aiuta a sopportare qualunque angheria.

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2 thoughts on “Microcosmi musiliani

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