Custer è morto per i vostri peccati.

treaquile.jpgCirca un mese fa, o più, la notizia della rivolta degli Indiani d’America ha avuto un certo risalto.

Ancora gli Indiani d’America? Esistono ancora gli Indiani d’America?

[la foto qui accanto è stata reperita su internet]

Vine Deloria Jr. già nel 1972, nel suo “Custer è morto per i vostri peccati” (Jaca Book in Italia), formalizzava, elencandoli, tutti i trattati cui gli Stati Uniti d’America non hanno tenuto fede.

Deloria è stato presidente del National Congress of American Indians (1964-1967) e ha contribuito a organizzare e far conoscere le rivendicazioni indiane. Ricordando tutti i “patti” non mantenuti, Deloria comincia col far riferimento a Lyndon B. Johnson che, dopo essere stato eletto, si presentò agli Americani con il suo messaggio sul Vietnam: “L’America manterrà il suo impegno nel sud-est asiatico, o il mondo perderà la fiducia nelle promesse degli Stati Uniti.”

Alcuni anni dopo Richard Nixon – Deloria ricorda – informò gli Americani sulla malvagità della Russia che non aveva mai tenuto fede ad alcun trattato, o accordo, firmato. Si giunse infatti ad affermare: “Ci si può fidare dei comunisti solo se si è comunisti.”

Mentre gli Stati Uniti stavano sprecando circa cento miliardi di dollari in Vietnam, giustificando tale spreco con la necessità di mantenere gli impegni, anche se con un’orgia di sangue, stavano anche infrangendo il trattato con gli Indiani, il più antico che esistesse: il trattato Pickering firmato con la tribù Seneca della nazione Iroquois (1794).

Il trattato Pickering (da Thimoty Pickering che guidò la delegazione voluta da George Washington) prevedeva il rispetto delle terre e dei confini degli Indiani Iroquois in cambio di pace e amicizia.

In tale occasione, inoltre, si stabilì che gli Stati Uniti non avrebbero mai reclamato le terre degli Indiani Iroquois.

Questo l’accordo.

Nonostante quanto detto, però, all’inizio degli anni Sessanta fu costruita una diga nella terra degli Iroquois; la maggior parte della terra dei Seneca fu quindi inondata.

Furono consultati diversi ingegneri con proposte e soluzioni diverse e meno dispendiose, furono offerti luoghi differenti per la costruzione della diga senza sortire alcun effetto: il governo degli Stati Uniti portò avanti la propria iniziativa, incurante di tutte le proposte fatte; prese quindi le terre dei Seneca violando il trattato.

La requisizione delle terre fu giustificata con la tesi che la diga fosse il prezzo da pagare per mantenere lo stato della Pensylvania dalla parte di John Fitzgerald Kennedy alla convenzione democratica.

L’articolo III del trattato Pickering dice:”Gli Stati Uniti riconoscono che tutte le terre all’interno dei suddetti confini, appartengono alla nazione Seneca. Le medesime non saranno mai reclamate dagli Stati Uniti che non disturberanno mai la nazione Seneca, né alcuna delle sei nazioni, o dei loro amici Indiani ivi residenti, o alleati con loro sul libero uso e godimento di questa terra; la terra rimarrà di loro proprietà finché non decideranno di venderla ad Americani che abbiano diritto ad acquistarla.”

I Seneca, senza poter scegliere, furono costretti a vendere: “Fu un mercato di soli compratori.”

http://www.indigenouspeople.net 

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