L’uomo senza qualità: Ulrich.

chattosilvestro.jpg Mi emoziona parlare de “L’uomo senza qualità” – l’ho letto per la seconda volta – e del suo autore poiché percepisco questo romanzo (è riduttivo definirlo tale) come un qualcosa di grandioso, farcito di raffinatezze del pensiero.

Descrive un particolare periodo, storico-culturale, sottolineando fatti e misfatti, focalizzando le vite di alcuni personaggi oltre che del protagonista.

E’ un romanzo incompiuto, ma tutt’altro che incompleto; è noto inoltre il controverso criterio cronologico secondo cui sono stati disposti gli inediti, ma rivalutarlo avrebbe potuto rivelare nuovi risvolti. L’evoluzione del pensiero musiliano infatti avrebbe potuto, addirittura, trasformare il canovaccio.

A mio parere – come altre volte ho affermato – modelli matematici e geometrici sono alla base dell’esecuzione di tutte le arti, da quelle visive a quelle letterarie, o musicali e via dicendo.

Condivido quindi la passione di Ulrich, il protagonista, per la matematica; lo stesso Musil – e Ulrich non è altro che espressione dell’autore – diceva: “Dispone (la matematica) di una meravigliosa apparecchiatura spirituale fatta per pensare in anticipo tutti i casi possibili”.

Si riferiva al calcolo differenziale, quel calcolo che consente di determinare il valore di una variabile rapportandola e confrontandola con altre variabili.

Non potrebbe essere questa concezione l’intelaiatura de “L’uomo senza qualità”?

Esaminando l’opera: Ulrich (l’uomo senza qualità), gli amici Clarissa e Walter (gustoso e fine l’intreccio di sentimenti che aggroviglia i due e Ulrich), la divina (per intelletto e bellezza, “un’idra di bellezza” come la definisce Musil) Diotima, Bonadea (l’amante sposata), il padre di Ulrich, i personaggi di potere e le proprie strategie, la situazione politica, la letteratura, le arti e la musica del periodo (tutte variabili di uno stesso contesto, di uno stesso “tempo” storico) interagiscono nella costruzione del libro.

Ogni personaggio e ogni situazione sono legati da rapporti biunivoci e si modificano relazionandosi.

Seguire le volute del pensiero di Ulrich-Musil è come impigliarsi nella rete del ragno e restarne prigionieri; sono volute intriganti, base di ulteriori riflessioni, significanti il periodo descritto, ma anche l’animo umano in genere.

“Lo spirito disfa, scompiglia e ristabilisce in un nuovo rapporto. Il bene e il male, il sopra e il sotto, se non sono per lui concetti relativi in senso scettico, sono però membri di una funzione, valori che dipendono dalla concatenazione in cui si trovano […].”

E l’animo complesso di Ulrich è descritto anche attraverso gli episodi delle sue relazioni amorose; gli accadde di interrompere il rapporto con Bonadea, dopo una lunga elaborazione, poiché: “[…] ella era ormai un impersonale centro di forza, la dinamo ingolfata del suo impianto d’illuminazione […]”.

E le inviò una lettera in cui spiegava: “La grande vita d’amore in fondo non ha nulla a che fare col pensiero e col desiderio <sii mia>, che appartengono alla sfera del risparmio, dell’appropriazione e della voracità.”

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