Il paese dell’impossibile possibile.

Alle cinque (italiane) di questa mattina – le 23 circa negli States – il sogno è diventato realtà, gli Stati Uniti d’America hanno un presidente nero.

Il paese del Ku Klux Klan ha, con questo, dimostrato che davvero è il paese dell’impossibile possibile (scusate la cacofonia).

Il nuovo presidente ha parlato per diciassette minuti da Chicago, e già in quei pochi minuti ha riunito – nel suo discorso “a braccio” – in un solo sogno, in una sola etnia, in un solo popolo, in un solo paese tutte le diversità presenti in una nazione che – sino a ieri – era raggomitolata su se stessa, incapace di reagire.

Paese ben rappresentato da undici minuti di filmato che Sean Penn girò dopo l’attentato alle torri gemelle e che, questa mattina, un emozionatissimo Corradino Mineo ha avuto la bella idea di citare.

Il filmato di Penn parla di un vecchio – vecchissimo – estraniato, e quindi inconsapevole, della realtà che, suo malgrado, stava vivendo. A un tratto, dalla finestra della stanza che lo ospita entra un raggio di luce: il crollo delle due torri permette che la luce passi.  E quel fascio di luce simboleggia il riprendere coscienza…

ANCHE NOI POSSIAMO…

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