Che dire? o Che fare?

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Da qualche tempo un percorso a ritroso accompagna il nostro vivere quotidiano; stiamo inesorabilmente arretrando su tutte le problematiche più importanti: diritti umani, diritti delle donne, diritti dei lavoratori, legalità, immigrazione, ambiente, qualità della vita, questioni etico-morali.

Non credo di dire un’eresia se affermo di avere la sensazione di vivere in un periodo antecedente il sessantotto; mi sembra di aver perso tutto quello per cui si era lottato da quegli anni in poi.

Attualmente, inoltre, si assiste a fatti di una certa gravità cui, sembra, non venga dato il giusto peso.

Il voler affidare una trasmissione televisiva (“Venerabile Italia” – Odeon TV) a un personaggio pluricondannato come Licio Gelli risulta intollerabile. Un “venerabile” della loggia massonica P2 (Programma 2) che si è anche preso la briga di appoggiare il decreto della Gelmini che, almeno, ha il merito di aver fatto insorgere un popolo un po’ sopito, un po’ ripiegato su se stesso per via di soprusi e ingiustizie; sono cittadini che però cominciano a percepire un disagio dai risvolti ancora poco chiari e che potrebbero essere molto negativi.

Dalla legge sull’aborto alla questione Alitalia, dal lodo Alfano alla finanziaria dei tagli inopportuni, dalle leggi approvate “a suon di” fiducia alla volontà di spazzar via i rinnovi di tutti i contratti di lavoro, dal voler negare le preferenze per le europee alla questione RAI (è di questi giorni il “papuocchio” – i dialetti rendono sempre bene – della commissione): un’escalation di eventi via via sempre più gravi.

A mio parere non c’è nulla di buono all’orizzonte, ma soltanto qualcosa che certamente non è democrazia.

L’ultima chicca ce l’hanno regalata i giudici di Genova che però – per quanto mi riguarda – sia per la Diaz nel 2001 (ci son voluti sette anni e qualche mese per la sentenza) che per eventi un po’ più lontani ed esattamente risalenti al 1977, hanno dimostrato che un certo tipo di meccanismi esisteva ed esiste, è sempre lo stesso: la pubblica sicurezza, la polizia – per interessi politici e di appartenenza – costruisce false prove per occultare i misfatti dei propri agenti. Rimane l’amarezza per i vertici scagionati: una nefandezza!

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