Violenze sulle bambine e arresti.

meandwall

Da Survival:

Quattordici persone, tra cui sei membri di una tribù Penan, sono stati arrestati oggi in Malesia mentre cercavano di manifestare il loro dissenso contro la costruzione di alcune dighe idroelettriche che li costringeranno ad abbandonare le loro terre.

Il gruppo di indigeni e attivisti è stato arrestato di fronte agli uffici del Primo Ministro dello stato del Sarawak, nella parte malese del Borneo.

Stavano cercando di consegnare al governo un appello per fermare la costruzione delle dighe destinate ad allagare le terre dove vivono molti Penan e altri gruppi indigeni, distruggendo le loro foreste e le tombe degli antenati.

Il documento di protesta è stato firmato da più di seicento Penan.

Tra gli arrestati c’è anche Raymond Abin, del Sarawak Conservation Action Network. Parlando dal carcere, ha raccontato a Survival che la delegazione non aveva ottenuto il permesso di entrare a consegnare l’appello, e così ha atteso all’esterno dell’edificio. Dopo quattro ore, l’ufficio del Primo Ministro ha chiamato la polizia e ha fatto arrestare tutti. Tuttavia, ad oggi, non sono ancora state formulate accuse.

“Questa è la mia terra ancestrale” aveva dichiarato tempo fa un Penan a Survival. “I Penan vivono qui da generazioni. Non vogliamo andarcene e non vogliamo cedere questa terra a nessuno”. Agli abitanti del suo villaggio è stato intimato di spostarsi per far posto alla diga “Murum”, che è già in costruzione per mano della controversa impresa statale cinese “China Three Gorges Project Corporation”.

Stephen Corry, il Direttore generale di Survival ha dichiarato oggi: “Survival è molto preoccupata per il fatto che i Penan e altri gruppi siano stati arrestati mentre cercavano di manifestare pacificamente la loro preoccupazione su queste dighe che, se completate, devasteranno le loro vite. Invece che rinchiuderli, il governo della Malesia dovrebbe ascoltarli”.

“I Penan sono conosciuti in tutto il mondo come i ‘gentile nomadi del Borneo’ ma stanno subendo attacchi brutali su vari fronti” ha commentato Francesca Casella, direttrice di Survival Italia. “Risale alla settimana scorsa la diffusione di un rapporto governativo che conferma le denunce di stupro effettuate quasi un anno fa da ragazze e bambine penan di soli 10 anni.

A violentarle mentre vanno o tornano da scuola sono gli operai della compagnie di disboscamento che operano nelle loro terre. E abbiamo appena saputo che la polizia avrebbe anche smantellato a forza le barricate erette in agosto da dodici comunità penan determinate a fermare pacificamente la distruzione della foresta in cui abitano da tempi immemorabili e da cui dipende la loro sopravvivenza… È tempo che la comunità internazionale reagisca e si schieri finalmente al loro fianco!”

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