Grazie Quando Dici Grazie.

2009-07-19_6(Case Popolari Anni 40 a Roma – C’era un’altra concezione della qualità di vita; non c’è che dire!)

La frase del titolo, più o meno, riprende quella che campeggiava su alcuni manifesti del comune di Roma di qualche tempo fa.

Credo che l’invito sia nato da quella “serpeggiante” fama – che non si dice ad alta voce –  che però, ormai, i romani hanno.

Una fama non certo grafìtificante e che reputo abbia le sue buone basi nella realtà dei fatti; soprattutto dopo gli episodi che hanno caratterizzato i miei giorni della scorsa settimana.

Quel manifesto faceva riferimento a quell’approccio poco cordiale, maleducato, senza cortesia che si rileva nella maggior parte di coloro che hanno una qualunque forma di contatto con il pubblico.

Mi si dirà: “Ma anche il pubblico, in alcuni casi, risulta essere maleducato e scortese.”

Verissimo.

Coloro però che,  per motivi di lavoro,  sono a contatto con le persone non possono permettersi atteggiamenti del tipo già descritto.

Nei giorni scorsi – dicevo – ho avuto ulteriori conferme.

In passato era diffusa l’opinione che, in particolare, il call center di una nota compagnia telefonica fosse l’emblema della maleducazione; attualmente lo scettro è passato a una compagnia di distribuzione del gas per riscaldamento e cucina

Da giovane ho avuto anche io esperienze di call center e, sinceramente, la prima cosa che mi si diceva, nel workshop che precedeva il lavoro, era di tenere sempre un comportamento cortese ed educato perché ne faceva le spese il buon nome dell’azienda.

“Questi” che adesso lavorano come operatori telefonici, soprattutto quelli inbound, li formano? Ho dei dubbi in proposito.

La mia situazione va avanti dal luglio 2009, mese in cui è stata chiesta la cessazione di un’utenza; cessazione avvenuta anche se con i soliti fraintendimenti, scambi di indirizzi, operatori che non chiedono informazioni findamentali, insomma… pensavo che fosse tutto finito.

Invece no!

La scorsa settimana, appunto, trovo un messaggio sul mio “mobile phone 🙂 che mi avverte di un appuntamento per il venerdì successivo, nella mia abitazione, per la cessazione della fornitura.

Nonostante lo stupore, ma soprattutto l’irritazione, ho avuto la premura di chiamare il call center per ribadire – appunto – che la cessazione era stata fatta in luglio, e che non riguardava la mia abitazione. e che di conseguenza si sarebbe dovuto annullare l’appuntamento.

L’operatrice ha esordito con un: “Davvero strano! Come mai abbiamo questa richiesta di cessazione! Qualcuno deve pur aver chiamato per effettuare la cessazione.”

Stava insinuando insomma, non riferisco tutte le sue illazioni precise, che sicuramente l’errore non era dovuto a loro, ma a qualcuno che usufruiva dell’utenza. Non sono proprio riuscita a farle capire che in casa vivo da sola!

Le ho quindi chiesto di evitare che il tecnico effettuasse un viaggio a vuoto e mi sono sganciata dalle sue perplessità.

Il venerdì successivo, intorno alle 18.30, sono rincasata e, nel ritirare la posta, mi sono resa conto di avere tra le mani il foglietto della compagnia del gas che mi avvertiva dell’avvenuto passaggio di un loro tecnico.

Ops, si è fatto tardi; la prossima volta vi racconto dell’altro episodio che mi è accaduto…

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