Film Denuncia E Claudio Santamaria Per I 40 Anni di Survival

Prima di proporvi l’intervista a Francesca Casella, voglio soltanto ricordare che antropologicamente i popoli non possono evolvere – volendola dire alla Tabucchi: “evoluire” – senza la salvaguardia della biodiversità dei popoli e dei loro linguaggi.

Survival International compie 40 anni e celebra oggi i progressi compiuti nella difesa dei diritti umani dei popoli indigeni di tutto il mondo con un film-denuncia a sostegno della remota tribù dei Dongria Kondh. A narrare la loro storia è l’attore Claudio Santamaria, testimonial dell’associazione.

“Il lavoro di Survival è iniziato nel 1969 in un seminterrato di Londra, dove un pugno di volontari condivideva l’angusto spazio con altre piccole associazioni” racconta Francesca Casella, direttrice della sede italiana. “Da allora, è stata fatta tantissima strada.”

“All’epoca, i problemi maggiori dei popoli indigeni erano gli stermini di massa, la schiavitù, le epidemie e la disperazione di vedere improvvisamente cancellato il proprio universo nella quasi totale indifferenza del resto del mondo.

Oggi, ovunque abitino, molti popoli tribali continuano ad essere privati dei mezzi di sussistenza e costretti a cambiare vita; le loro terre restano invase da coloni, minatori, tagliatori di legna; i loro villaggi inondati da dighe e spazzati via da allevamenti di bestiame o parchi turistici. Tuttavia, l’atteggiamento dell’opinione pubblica nei loro confronti è radicalmente cambiato.”

“Laddove quarant’anni fa l’assimilazione e l’estinzione dei popoli indigeni venivano date per scontate ed erano giudicate solo come un doloroso ma inevitabile prezzo da pagare nel nome del progresso, oggi, in molti hanno cominciato a riconoscere l’inalienabilità dei loro diritti, finalmente protetti anche dalle leggi internazionali e dalle costituzioni di molti paesi, soprattutto in Sud America. E il movimento indigeno mondiale è più forte che mai.”

“Certo – continua Francesca Casella – gli ostacoli da superare restano tantissimi: l’avidità, la miopia, il razzismo e le dittature… Ma le persone decise a lottare per aiutare i popoli tribali a mantenere il loro posto nel mondo e a determinare autonomamente il loro futuro, sono sempre più numerose.

È probabilmente questo il successo più importante raccolto sinora da Survival o, meglio, dai popoli indigeni stessi con il sostegno di migliaia di persone da ogni parte del pianeta.”

Survival è unica organizzazione che lanci campagne in difesa dei popoli indigeni di tutto il mondo. Aiuta le tribù più minacciate a difendere le loro vite, a proteggere le loro terre e a decidere autonomamente del proprio futuro contro ogni forma di pregiudizio e discriminazione.

Attraverso azioni mirate e un’intensa azione di lobbying, nel corso del tempo ha conseguito molti successi tra cui la creazione del Parco Yanomami nel 1992, in Brasile, il riconoscimento del diritto della tribù dei Jarawa a decidere del proprio futuro in India nel 2004, e la storica vittoria giudiziaria dei Boscimani del Kalahari del dicembre 2006. E tantissimi altri.

Attualmente sta seguendo circa 80 casi, distribuiti in 40 paesi diversi. Tra le campagne più urgenti c’è quella per i Dongria Kondh di Orissa, in India, minacciati dal gigante minerario Vedanta Resources.

A raccontare la loro lotta per impedire a una miniera di bauxite di distruggere la loro terra e la loro esistenza è il commovente documentario-denuncia “Mine. Storia di una miniera sacra”. Il filmato è stato presentato oggi in italiano con il sostegno di Claudio Santamaria, sua voce narrante.

Dopo nove mesi di indagini su un ricorso presentato da Survival all’OCSE, nell’ottobre scorso il governo britannico ha finalmente condannato la società Vedanta per il comportamento tenuto nei confronti dei Dongria e le ha imposto un “radicale cambiamento d’atteggiamento” ma a tutt’oggi nulla è mutato. Una squadra di Survival è tornata quindi sul campo la settimana scorsa.

“Per mantenere la nostra indipendenza – conclude Francesca Casella – non accettiamo fondi da nessun governo. A finanziare le nostre attività sono solo le donazioni dei sostenitori e i proventi delle attività di raccolta fondi. Spero che in molti vogliano quindi aiutarci a continuare il nostro importante lavoro finchè ai popoli indigeni non sarà stato riconosciuto il loro legittimo posto nel mondo.

Le loro sono società ricche, contemporanee e vibranti, e chiedono solo di poter continuare a vivere, libere da persecuzioni e secondo sili di vita e di sviluppo liberamente scelti.”

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