We Have a Dream – Clarence

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Ascanio Celestini e Fandango per i precari di Atesia

felce.gifImmagino che molti di voi conoscano l’affabulatore Ascanio Celestini; stavolta ci propone all’Ambra Jovinelli di Roma, esattamente il 28 gennaio 2008, “Parole Sante”. La serata, in effetti, è una di quelle “a sottoscrizione”: a favore del Collettivo Precari Atesia.
Verrà proposto l’incontro con Ascanio, il collettivo e un giornalista de “Il Manifesto” alle 20.00 e alle 21.00 il documentario “Parole Sante”. Documentario che è stato proposto anche alla Festa di Roma nella sezione EXTRA. La sottoscrizione parte da cinque euro.

Tremate, tremate, le streghe son tornate.

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Rinfrescare le idee sulla 194 (194.doc) non fa male… hanno addirittura tirato in ballo Pasolini che, a mio parere, era un “grande”, ma in riferimento alla tematica abortiva non poteva essere lucidissimo (problemi psicologici verso il mondo femminile ne aveva…!!!), eppure dimenticano di dire che Pasolini parlava anche di contraccettivi e del ruolo della Chiesa.

“NON sono favorevole a una revisione della 194 per un motivo molto semplice, cioè che il ricorso all’aborto è un elemento necessario del costume di una società consumistica, e non c’è legge che tenga quando il costume non consente.” Questo afferma un signore di nome Valter Binaghi e quanto segue è la citazione di Pasolini.

“L’aborto legalizzato è infatti – su questo non c’è dubbio – una enorme comodità per la maggioranza. Soprattutto perché renderebbe ancora più facile il coito – l’accoppiamento eterosessuale – a cui non ci sarebbero più praticamente ostacoli. Ma questa libertà del coito della “coppia” così com’è concepita dalla maggioranza – questa meravigliosa permissività nei suoi riguardi – da chi è stata tacitamente voluta, tacitamente promulgata e tacitamente fatta entrare, in modo ormai irreversibile, nelle abitudini? Dal potere dei consumi, dal nuovo fascismo. Esso si è impadronito delle esigenze di libertà, diciamo così, liberali e progressiste e, facendole sue, le ha vanificate, ha cambiato la loro natura. Oggi la libertà sessuale della maggioranza è in realtà una convenzione, un obbligo, un dovere sociale, un’ansia sociale, una caratteristica irrinunciabile della qualità di vita del consumatore. ”
(P.P. Pasolini, Il Corriere della sera, 19-1-1975)

http://lapoesiaelospirito.wordpress.com/2008/01/08/la-194-le-sue-vestali-e-pasolini-di-valter-binaghi/#more-3819

Pubblico e Privato

ritorno_a_casa.jpgStamattina ho letto il “pezzo” di Fabio Bordignon su Repubblica.it, in cronaca, intitolato “Italia, orizzonte nero uniche speranze dal privato”, relativo all’indagine condotta dalla Demos-Eurisko sulle aspettative dell’opinione pubblica per il prossimo anno.

La maggior parte delle persone intervistate hanno una visione pessimistica verso il nuovo anno sia per la politica, sia per l’economia che per la pressione tributaria.

Il maggior numero degli intervistati vede il proprio privato come fonte di stabilità e sicurezza e si definisce “arrabbiata” e non depressa come altri paesi vorrebbero far intendere.

Per quanto mi riguarda, invece, mi hanno depresso i risultati di quest’indagine; motivi:
a) anche io sono abbastanza “arrabbiata” quando devo pagare le tasse, ma lo sarei sicuramente meno se tutti le pagassero e nessuno “ladroneggerebbe” su quanto verso alle casse dello stato;

b) per gli intervistati, la svolta è nel privato, non nel sociale, quindi addio alle rivendicazioni sull’acqua, per i diritti umani, per l’energia pulita, per la pena di morte, per l’aborto, per una sanità equa e sicura… Il sociale insomma va a farsi benedire! Non dovranno poi però lamentarsi dell’ulteriore peggiorare delle situazioni;

c) la frase dell’articolo: “Solo in riferimento alla dimensione individuale e privata – il proprio reddito, la vita personale – prevalgono indicazioni di stabilità.” – che si rifà ancora al pensiero degli italiani intervistati – mi deprime in maniera incredibile.

Perché mi deprime così tanto: coloro che si lamentano hanno comunque un reddito decente (si deduce dal fatto che affermano di ritrovare stabilità nel proprio reddito) e si rintanano nel loro privato.

Coloro che non hanno un reddito decente cosa dovrebbero fare?

Ma non ci posso credere!!!!!!

Ho appena sentito in TV che Giuliano Ferrara, sul Foglio, ha proposto la moratoria per l’aborto.

Sinceramente mi pare inaudito soprattutto dopo aver paragonato l’aborto alla pena di morte; si è detto infatti: “… poiché è stato fatto un passo avanti con la moratoria sulla pena di morte, è giusto che la si richieda anche per l’aborto”!!!! E’ dal venti dicembre che quell’essere ha detto una cosa del genere e solo adesso ne sono venuta a conoscenza; ma La7 perché non lo butta fuori?????? Luttazzi si, lui no?

http://www.la7.it/blog/post_dettaglio.asp?idblog=GIULIANO_FERRARA_-_Gli_editoriali_11&id=1521

Care donne è ora di rimettersi in moto, ma seriamente!!!!!!

E’ semplicemente inconcepibile…

Da REPUBBLICA.IT 
TECNOLOGIA & SCIENZA

Un disegno di legge licenziato dal Cdm lascia intravedere l’obbligo di iscrizione
al registro per chi ha attività editoriali, forse anche per chi ha un blog o un sito

Il governo riforma l’editoria
Burocrazia sul web? Allarme in rete

Aumenterebbero quindi anche per i “piccoli” su internet spese e sanzioni penali
Il sottosegretario Levi: “Non è questo lo spirito, deciderà l’Autorità”
di ALDO FONTANAROSA

ROMA – Consiglio dei ministri del 12 ottobre: il governo approva e manda all’esame del Parlamento il testo che vuole cambiare le regole del gioco del mondo editoriale, per i giornali e anche per Internet. E’ un disegno di legge complesso, 20 pagine, 35 articoli, che adesso comincia a seminare il panico in Rete. Chi ha un piccolo sito, perfino chi ha un blog personale vede all’orizzonte obblighi di registrazione, burocrazia, spese impreviste. Soprattutto teme sanzioni penali più forti in caso di diffamazione.

Articolo 6 del disegno di legge. C’è scritto che deve iscriversi al ROC, in uno speciale registro custodito dall’Autorità per le Comunicazioni, chiunque faccia “attività editoriale”. L’Autorità non pretende soldi per l’iscrizione, ma l’operazione è faticosa e qualcuno tra i certificati necessari richiede il pagamento del bollo. Attività editoriale – continua il disegno di legge – significa inventare e distribuire un “prodotto editoriale” anche senza guadagnarci. E prodotto editoriale è tutto: è l’informazione, ma è anche qualcosa che “forma” o “intrattiene” il destinatario (articolo 2). I mezzi di diffusione di questo prodotto sono sullo stesso piano, Web incluso.

Scritte così, le nuove regole sembrano investire l’intero pianeta Internet, anche i siti più piccoli e soprattutto i blog. E’ così, dunque? Ricardo Franco Levi, sottosegretario alla Presidenza del Consiglio e padre della riforma, sdrammatizza: “Lo spirito del nostro progetto non è certo questo. Non abbiamo interesse a toccare i siti amatoriali o i blog personali, non sarebbe praticabile”.

Un esempio concreto, però: il blog di Beppe Grillo verrà toccato dalle nuove norme? Anche Grillo dovrà finire nel registro ROC? “Non spetta al governo stabilirlo – continua Levi – Sarà l’Autorità per le Comunicazioni a indicare, con un suo regolamento, quali soggetti e quali imprese siano tenute davvero alla registrazione. E il regolamento arriverà solo dopo che la legge sarà stata discussa e approvata dalle Camere”.

Insomma: se una stretta ci sarà, questa si materializzerà solo tra molti mesi, dopo il passaggio parlamentare e dopo il varo del regolamento dell’Autorità. Ma nell’attesa vale la pena di preoccuparsi. Perché l’iscrizione al ROC – almeno nella formulazione attuale – non implica solo carte da bollo e burocrazia. Rischia soprattutto di aumentare le responsabilità penali per chi ha un sito.

Spiega Sabrina Peron, avvocato e autrice del libro “La diffamazione tramite mass-media” (Cedam Editore): “La vecchia legge sulle provvidenze all’editoria, quella del 2001, non estendeva ai siti Internet l’articolo 13 della Legge sulla Stampa. Detto in parole elementari, la diffamazione realizzata attraverso il sito era considerata semplice. Dunque le norme penali la punivano in modo più lieve. Questo nuovo disegno di legge, invece, classifica la diffamazione in Internet come aggravata. Diventa a pieno una forma di diffamazione, diciamo così, a mezzo stampa”.

Anche Internet, quindi, entrerebbe a pieno titolo nell’orbita delle norme penali sulla stampa. Ne può conseguire che ogni sito, se tenuto all’iscrizione al ROC, debba anche dotarsi di una società editrice e di un giornalista nel ruolo di direttore responsabile. Ed entrambi, editore e direttore del sito, risponderebbero del reato di omesso controllo su contenuti diffamatori. Questo, ai sensi degli articoli 57 e 57 bis del codice penale.