Una parentesi durata anni.

Per deficit di tempo, o di memoria del gesto, o ancora
per mancanza di riflesso, o per pura e semplice mancanza di volontà, non
riuscii a bloccare quella porta che salutava, con un alto fiore in legno,
coloro che entravano o uscivano.

Sbatté, quindi, sul suo
profilo e davanti il mio viso, chiudendo una parentesi durata anni. Non
percepii, in quel preciso istante, il definitivo chiudersi della porta.

Avrebbe potuto essere
un’incidentale furtiva e passeggera, per quel che si poteva immaginare,
quell’incontro occasionale; inspiegabilmente, invece, la parentesi racchiuse
anni.

Il ricordo diviene confuso
se, con occhi memori, rivisito situazioni ed emozioni.

Mi riappropriai di spazio e
tempo, delle mie abitudini perse, dei miei passatempi nelle poche ore libere,
del mio percorso culturale, di tutto quell’insieme che costituisce il vivere
“soggettivo”, raggiungendo una nuova maturità.

Dai ricordi, piacevoli o
spiacevoli, la piena coscienza che, qualsiasi siano gli accadimenti, l’essere
una persona che vive da sola non potrebbe cedere il passo a una condizione più…
“convenzionale”.

Infatti…

L’orologio ad acqua era fermo.

Arrivai e già sedeva sulle brevi assi della recinzione.

Poco lontano dal segnatempo,
un tronco cavo e avvolgente ci accolse, mentre la pioggia cominciava a scendere.

Un impercettibile movimento delle labbra, un lieve gesto della mano, erano gli occhi però a dire.
Preludio a un nuovo frammento affettivo.

Non coinvolse, però, spazi o abitudini, tempo o passatempi; esisteva il solo piacere
di vedersi, di emozionarsi e condividere, di comunicare, di stimarsi e aiutarsi, di vivere
insieme molte, ma non tutte, le ore della giornata, delle giornate.

Stanze inviolabili ospitavano il desiderio di solitudine.

Appendice n. 1

20020313Ritrovò il proprio viso sprofondato nel suo petto, col suo odore nelle narici.
Cosa davvero inimmaginabile e, per questo, piacevole e intrigante.
Nessuno dei due cercò di staccarsi, anzi.
Chinò il viso cercando le labbra carnose, ben disegnate; le assaporò trattenendole tra le sue, ne ridisegnò i contorni bagnandole della saliva e gustò la morbidezza del labbro inferiore.
Piacevolmente sconvolgente quella situazione, del tutto irrazionale, impensabile…
Sentiva ancora, invece, l’odore che, dalla pelle, dalle mani, dalle labbra, inondava i suoi centimetri di pelle.