Non siamo quelli a maggior rischio!

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Un recentissimo rapporto di Survival International, (associazione per i diritti umani) denuncia i gravissimi rischi a cui l’influenza suina sta esponendo i popoli indigeni del mondo a causa delle loro basse difese immunitarie e dell’alta incidenza di alcune malattie croniche.

Il rapporto, intitolato “Influenza suina e popoli indigeni” (scaricabile dal sito survuval.it ed è in .pdf) illustra come i popoli indigeni di Canada e Australia siano già stati duramente colpiti dalla pandemia a causa dell’impoverimento delle loro comunità, del sovraffollamento e della mancanza di adeguate misure igieniche.

Tra di loro si registra anche un’incidenza di malattie croniche come diabete, disturbi cardiaci, obesità e alcolismo.

Il direttore generale di Survival International, Stephen Corry: “Non sorprende che siano proprio i popoli tribali a essere più gravemente colpiti dall’influenza suina. Anni di colonialismo e di politiche di assimilazione forzata li hanno gettati nell’indigenza e hanno lasciato loro in eredità problemi di salute cronici. Questo rapporto offre una lucida lettura del problema, ma speriamo possa servire anche come monito per quei governi che per troppo tempo hanno ignorato i bisogni sanitari delle loro popolazioni più vulnerabili”.

Il rapporto viene pubblicato a pochi giorni dalla consegna di sacche per cadaveri alle comunità delle Prime Nazioni del Manitoba, in Canada, assieme a mascherine e disinfettanti per le mani.

Tra le comunità delle Prime Nazioni della provincia, i casi di influenza suina ammontano già a 130 ogni 100.000 abitanti, di contro ai 24 ogni 100.000 che si registrano tra il resto della popolazione. Nonostante molte famiglie non abbiano accesso all’acqua pulita, il governo del Canada ha tardato a inviare i disinfettanti alle comunità della riserva, in cui è diffuso l’alcolismo, per timore che la gente potesse berli.

“Ho rivolto un appello al popolo del Canada perché lavori con noi per far sì che questo virus mostruoso mieta il minor numero possibile di morti” ha dichiarato il Grande Capo David Harper alla CBC. “Non spediteci sacche per i cadaveri. Aiutateci a organizzarci, mandateci medicine.”

E Armand MacKenzie, della Nazione Innu del Canada orientale ha aggiunto: “Voglio sperare che in Canada, le parole “i più alti standard di salute raggiungibili” stiano a significare qualcosa di più che spedire sacche per cadaveri alle comunità indigene delle Prime Nazioni. Per affrontare la pandemia ci occorre un vero programma, gestito in collaborazione con noi indigeni.

Il rapporto di Survival  solleva grande preoccupazione per le sorti delle tribù isolate che non hanno difese immunitarie contro le malattie provenienti dall’esterno.

Tra di loro, persino un semplice raffreddore può rivelarsi fatale.

Nell’Amazzonia peruviana, i membri della tribù dei Matsigenka sono già stati colpiti dall’influenza suina, e questo fa temere il diffondersi del contagio tra le tribù incontattate che risiedono nelle vicinanze. Qualsiasi contatto con esterni portatori del virus potrebbe devastare intere comunità.

“Ci appelliamo anche al senso di responsabilità dei turisti” conclude Francesca Casella, di Survival Italia. “Alcuni tour operator hanno aperto resort di lusso a pochi metri di distanza dalle terre abitati da alcuni dei popoli più isolati e vulnerabili del mondo, come i Jarawa delle Isole Andamane.

Non esistono precauzioni efficaci contro l’importazione del virus nei loro villaggi. Per scongiurare epidemie devastanti, potenzialmente capaci di provocare la totale estinzione di questi popoli, occorre stargli alla larga.”

Violenze sulle bambine e arresti.

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Da Survival:

Quattordici persone, tra cui sei membri di una tribù Penan, sono stati arrestati oggi in Malesia mentre cercavano di manifestare il loro dissenso contro la costruzione di alcune dighe idroelettriche che li costringeranno ad abbandonare le loro terre.

Il gruppo di indigeni e attivisti è stato arrestato di fronte agli uffici del Primo Ministro dello stato del Sarawak, nella parte malese del Borneo.

Stavano cercando di consegnare al governo un appello per fermare la costruzione delle dighe destinate ad allagare le terre dove vivono molti Penan e altri gruppi indigeni, distruggendo le loro foreste e le tombe degli antenati.

Il documento di protesta è stato firmato da più di seicento Penan.

Tra gli arrestati c’è anche Raymond Abin, del Sarawak Conservation Action Network. Parlando dal carcere, ha raccontato a Survival che la delegazione non aveva ottenuto il permesso di entrare a consegnare l’appello, e così ha atteso all’esterno dell’edificio. Dopo quattro ore, l’ufficio del Primo Ministro ha chiamato la polizia e ha fatto arrestare tutti. Tuttavia, ad oggi, non sono ancora state formulate accuse.

“Questa è la mia terra ancestrale” aveva dichiarato tempo fa un Penan a Survival. “I Penan vivono qui da generazioni. Non vogliamo andarcene e non vogliamo cedere questa terra a nessuno”. Agli abitanti del suo villaggio è stato intimato di spostarsi per far posto alla diga “Murum”, che è già in costruzione per mano della controversa impresa statale cinese “China Three Gorges Project Corporation”.

Stephen Corry, il Direttore generale di Survival ha dichiarato oggi: “Survival è molto preoccupata per il fatto che i Penan e altri gruppi siano stati arrestati mentre cercavano di manifestare pacificamente la loro preoccupazione su queste dighe che, se completate, devasteranno le loro vite. Invece che rinchiuderli, il governo della Malesia dovrebbe ascoltarli”.

“I Penan sono conosciuti in tutto il mondo come i ‘gentile nomadi del Borneo’ ma stanno subendo attacchi brutali su vari fronti” ha commentato Francesca Casella, direttrice di Survival Italia. “Risale alla settimana scorsa la diffusione di un rapporto governativo che conferma le denunce di stupro effettuate quasi un anno fa da ragazze e bambine penan di soli 10 anni.

A violentarle mentre vanno o tornano da scuola sono gli operai della compagnie di disboscamento che operano nelle loro terre. E abbiamo appena saputo che la polizia avrebbe anche smantellato a forza le barricate erette in agosto da dodici comunità penan determinate a fermare pacificamente la distruzione della foresta in cui abitano da tempi immemorabili e da cui dipende la loro sopravvivenza… È tempo che la comunità internazionale reagisca e si schieri finalmente al loro fianco!”

Questa settimana un rappresentante Dongria alla Vedanta

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Le ripetute proteste dei popoli tribali di Orissa, in India, stanno dando filo da torcere alla più grande compagnia mineraria britannica, la Vedanta Resources.

Nel gennaio scorso, il miliardario Anil Agarwal, amministratore delegato e azionista di maggioranza della compagnia, aveva annunciato che la gigantesca miniera di bauxite prevista sulle colline di Niyamgiri sarebbe stata aperta nel giro di “un mese o due”.

Ma gli uomini e le donne della tribù dei Dongria Kondh, furiosi e determinati a impedire la distruzione della vetta della loro montagna sacra, hanno bloccato le strade di accesso all’area impedendo alle scavatrici della Vedanta di passare.

Unendosi alle ripetute proteste di centinaia di Dongria Kondh e di altri indigeni Dongria, Survival, Amnesty International, Action Aid, War on Want e numerosi attivisti indiani hanno condannato fermamente i progetti minerari della compagnia.

Survival ha anche inviato un appello urgente alle Nazioni Unite e attivato un’indagine presso l’OCSE (Organizzazione per la Cooperazione e lo Sviluppo Economico).

Questa settimana, per la prima volta, un rappresentante dei Dongria Kondh si recherà a Londra per chiedere alla Vedanta di andarsene dalle loro terre natali.

Si unirà alla manifestazione prevista all’esterno della sede del congresso annuale della Vedanta.

Le manifestazioni dei Dongria Kondh sono solo le ultime di una un’ondata di proteste sollevata dai popoli tribali contro progetti industriali su larga scala destinati a distruggere le loro terre.

Per impedire alle compagnie petrolifere di entrare nei loro territori, in Perù, i popoli indigeni hanno bloccato i fiumi con le canoe.

In Malesia, i nomadi Penan sfidano ogni giorno l’arresto bloccando le strade di accesso alle loro foreste con l’obiettivo di impedire la loro trasformazione in piantagioni di palme da olio.

“I popoli tribali stanno guidando il fronte di una battaglia mondiale contro la distruzione su larga scala del pianeta” ha commentato il direttore generale di Survival Stephen Corry.

“Mentre i leader del mondo discutono sul come fermare i cambiamenti climatici, i popoli tribali della Terra si stanno letteralmente sedendo davanti ai bulldozer – non solo per loro stessi, ma a beneficio di tutti noi.”.

DONGRIA KONDH: voce narrante Joanna Lumley

treaquileTre Aquile [foto reperita su internet]

Il primo aprile l’organizzazione per i diritti dei popoli indigeni Survival International ha presentato al parlamento inglese un film-documentario – “Mine: story of a sacred mountain” – che parla della minaccia che grava sulla tribù Dongria Kondh: una miniera di bauxite potrebbe distruggere la loro terra e la lore esistenza.

Da Survival:
La Vedanta Resources è una delle 100 società più capitalizzate quotate al London Stock Exchange (FTSE-100). La compagnia è in procinto di scavare una miniera di bauxite a cielo aperto sulla sommità della montagna sacra dei Dongria Kondh, sulla catena montuosa di Niyamgiri, nello stato indiano di Orissa.

I Dongria, che contano oltre 8.000 persone, venerano la cima della montagna, che considerano la dimora del loro dio, e sono determinati a impedire che venga trasformata in una desolata zona industriale. Il film descrive la loro battaglia.

Diversi attivisti di Survival hanno vissuto per settimane con la tribù. “I Dongria Kondh ricavano tutto ciò di cui hanno bisogno dalle colline di Niyamgiri e dai suoi fiumi” testimonia uno di loro.

“Tutti i membri della tribù con cui ho parlato mi hanno ripetuto la stessa cosa: ‘la Vedanta non può sottrarci tutte queste cose, non le lasceremo distruggere la nostra montagna’.”

La premiere del film si terrà oggi pomeriggio, mercoledì primo aprile, a Londra, presso la House of Commons del Parlamento inglese. Voce narrante del documentario è l’attrice britannica Joanna Lumley, famosa interprete della serie ‘Absolutely Fabulous’.

“È una tragica ironia” ha commentato l’attrice, “che quello che la Vedanta si propone di fare nel nome dello ‘sviluppo’ sia in realtà destinato solo a distruggere la totale autosufficienza dei Dongria.”

Stephen Corry, direttore generale di Survival International, ha aggiunto: “Per il bene dei Dongria Kondh, la Vedanta deve accantonare i progetti minerari previsti sulle colline di Niyamgiri perchè il loro impatto sarebbe devastante.

Sulla Vedanta potrebbe riversarsi prestissimo un vero fiume di richieste di ripensamento. Tutti gli azionisti della Vedanta devono prendere coscienza del fatto che i loro soldi potrebbero contribuire alla distruzione di un intero popolo.”

Nei giorni scorsi, la Vedanta ha subito un duro doppio colpo.

L’Organizzazione per la Cooperazione e lo Sviluppo Economico (OCSE) ha convenuto sull’opportunità di analizzare tutti i reclami presentati da Survival in merito ai progetti minerari della compagnia su Niyamgiri.

Contemporaneamente, la polizia indiana ha cominciato a investigare sulle accuse di frode mosse contro Anil Agarwal, il multimiliardario presidente della compagnia.

Boscimani e Diamanti.

Maschera artigianale dei Maori
Maschera artigianale dei Maori

Ieri Survival International ha pubblicato il seguente comunicato stampa in cui si legge l’appello fatto alle due attrici, candidate all’oscar – Cruz e Winslet -, affinché non indossino i diamanti Graff. Il comunicato è interessante perché fa riferimento ai Boscimani. Leggete:

APPELLO DI SURVIVAL A KATE WINSLET E PENELOPE CRUZ: BOICOTTATE I GIOIELLI GRAFF ALLA CERIMONIA DEGLI OSCAR

Survival International ha inviato oggi un appello alle attrici Kate Winslet e Penelope Cruz, entrambe nominate alla celebre statuetta, chiedendo loro di non indossare diamanti Graff durante l’imminente cerimonia degli Oscar. Il gioielliere detiene il 9% di Gem Diamonds, la compagnia che sta pianificando l’apertura di una miniera di diamanti nella terra dei Boscimani del Kalahari, in Botswana.

“Fino a quando resterà in possesso di una quota di Gem Diamonds” ha dichiarato il Direttore generale di Survival Stephen Corry, “Graff si porterà appresso il marchio della tragedia che affligge i Boscimani, e cioè di uno dei peggiori scandali del Botswana. Prepararsi ad aprire una miniera nella terra dei Boscimani senza il loro effettivo consenso sarebbe illegale in molti Paesi del mondo e dovrebbe essere proibito ovunque. L’attività mineraria distruggerà i Boscimani e Graff deve accettare di assumersi la sua parte di responsabilità.”

Nei giorni scorsi Survival ha scritto anche ad altre star che indossano diamanti Graff, tra cui Victoria Beckham, Naomi Campbell e Elizabeth Hurley, chiedendo loro di smettere di indossarli. Una manifestazione organizzata la scorsa settimana a Londra, di fronte al famoso negozio di Bond Street, ha richiamato l’attenzione della stampa di tutto il mondo.

Nel 2002, il governo del Botswana ha sfrattato i Boscimani dalla riserva del Kalahari, loro terra ancestrale. Nonostante le smentite delle autorità, l’obiettivo riconosciuto ormai da tutti sarebbe stato proprio il futuro sfruttamento dei giacimenti dell’area. Dopo un’intesa campagna internazionale e una lunga vicenda giudiziaria, nel dicembre 2006, l’Alta Corte del Botswana ha giudicato le espulsioni illegali e ha sancito il diritto dei Boscimani a vivere nelle loro terre, ma il Governo continua a impedire loro di tornare a casa negandogli il diritto all’acqua e alla caccia di sostentamento. Molti Boscimani restano così confinati nei campi di reinsediamento governativi, da loro stessi definiti “luoghi di morte”.

Da quando il governo ha chiuso i loro pozzi, i Boscimani stanno soffrendo gravemente per la mancanza di acqua e uno dei membri della tribù è già morto di sete. Nonostante questo, il governo del Botswana, in procinto di dare il via libera all’apertura della miniera, ha dichiarato che i Boscimani non potranno utilizzare nessuno dei pozzi aperti per le attività estrattive.

Secondo la Gem Diamonds, i Boscimani sarebbero favorevoli all’apertura della miniera, ma alla tribù non è mai stata fornita nessuna informazione indipendente sul suo impatto.

http://www.survival.it

Foro Social Mundial 2009, Belem, Amazonia, Brasil

DECLARACION DE LOS PUEBLOS INDIGENAS

Llamamiento desde los Pueblos Indígenas frente a la Crisis de Civilización Occidental Capitalista

* Lucha global por la Madre Tierra contra la Mercantilización de la Vida
(12 de Octubre 2009)

* Articular alternativas de Descolonialidad, Bien Vivir, Derechos Colectivos, Autodeterminación, Justicia Climática

El capitalismo colonial/moderno fue iniciado hace siglos e impuesto en el continente americano con la invasión del 12 de Octubre de 1492. Esta dio inicio al saqueo global e inventó las teorías de “razas” para justificar el etnocidio americano, la incursión en Africa para la trata de esclavos y el saqueo de otros continentes. Estos genocidios no han cesado y se sostienen en el poder gracias al capital transnacional y apoyo militar. Esta explotación /opresión global capitalista produce el calentamiento global que nos lleva al suicidio planetario.

Esta crisis de modelo de desarrollo capitalista, eurocéntrico, machista y racista es total y nos lleva a la mayor crisis socio ambiental climática de la historia humana. La crisis financiera, económica, energética, productiva agrava el desempleo estructural, la exclusión social, la violencia racista, machista y fanatismo religioso, todo junto a la vez. Tantas y tan profundas crisis al mismo tiempo configuran una auténtica crisis civilizatoria, la crisis del “desarrollo y modernidad capitalista” que ponen en peligro todas las formas de vida. Pero hay quienes siguen soñando con enmendar este modelo y no quieren asumir que lo que está en crisis es el capitalismo, el eurocentrismo, con su modelo de Estado Uni-Nacional, homogeneidad cultural, derecho positivo occidental, desarrollismo y mercantilización de la vida.

La crisis de la civilización occidental capitalista nos obliga a reconstituir y reinventar, nuevas y diversas opciones de convivencia entre naturaleza y sociedad, democracia, estado, consumo. Urgen nuevos paradigmas de convivencia y en ese contexto, no solo “otros mundos son posibles”, sino que son urgentes, y además, están siendo ya construidos desde las primeras víctimas de las formas más bárbaras de la violencia capitalista/colonial/moderna y contemporánea: Los Pueblos y Comunidades Indígenas, Originarios, Campesinos, Ribereños, Quilombolas, Afrodescendientes, Garífunas, Caboclos, Dalits, entre otros, y sus hijos que migraron a las barriadas /fabelas pobres de las ciudades; y todos los demás excluidos, invisibles e “intocables” del planeta; quienes seguimos resistiendo, fortaleciendo y actualizando formas alternativas de organización social, tecnológica, ética, política, económica, cultural y espiritual de la existencia humana.

Los Pueblos Indígenas Originarios practicamos y proponemos: la unidad entre Madre Tierra, sociedad y cultura. Criar a la madre tierra y dejarse criar por ella. Crianza del agua como derecho humano fundamental y no su mercantilización. Descolonialidad del poder con el “Mandar obedeciendo”, autogobierno comunitario, Estados Plurinacionales, Autodeterminación de los Pueblos, unidad en la diversidad como otras formas de autoridad colectiva. Unidad, dualidad, equidad y complementariedad de género. Espiritualidades desde lo cotidiano y diverso. Liberación de toda dominación o discriminación racista/etnicista/sexista. Decisiones colectivas sobre la producción, mercados y economía. Descolonialidad de las ciencias y tecnologías. Expansión de la reciprocidad en la distribución de trabajo, de productos, de servicios. Desde todo lo anterior producir una nueva ética social alternativa a la del mercado y del lucro colonial/capitalista.

Pertenecemos a la Madre Tierra no somos dueños, saqueadores, ni vendedores de ella y hoy llegamos a una encrucijada: el capitalismo imperialista ha demostrado ser no solo peligroso por la dominación, explotación, violencia estructural sino porque también porque mata a la Madre Tierra y nos lleva al suicidio planetario, que no es ni “útil” ni “necesario”.

Por ello hermanas y hermanos y activistas todos de los movimientos sociales del mundo, convocados en este Foro Social Mundial de Belem:

El Movimiento Indígena de Abya Yala/ Continente Americano los llamamos a la más amplia unidad en la diversidad para:

1. La Movilización en Defensa de la Madre Tierra y los Pueblos, contra la Mercantilización de la Vida, Contaminación, Consumismo Tòxico y Criminalización de los movimientos sociales y en ese marco realizar una movilización intercontinental el 12 de Octubre de 2009.

2. Movilización para defender los derechos de los pueblos y madre tierra frente a la agresión de los megaproyectos, industrias extractivas, el IIRSA, Plan Puebla Panamá, agrocombustibles y las invasiones coloniales como las de los pueblos de Haití y Palestina.

3. Reconstituir, reinventar y articular valores y paradigmas alternativos y diversos, y en esa dirección organizar un Foro Social Temático sobre Descolonialidad, Desmercantilización de la Vida, Derechos Colectivos y Bien Vivir el 2010.

4. Participar en la IV Cumbre de Pueblos Indígenas del Abya Yala, en Puno (Perú) del 27 al 31 de mayo del 2009, donde se reforzarán e impulsarán los procesos señalados anteriormente.

Belem do Pará, 1º de febrero del 2009

1. CAOI, Coordinadora Andina de Organizaciones Indígenas
2. ECUARUNARI, Confederación de Pueblos de la Nacionalidad Kichwa del Ecuador
3. ONIC, Organización Nacional Indígena de Colombia
4. CONACAMI, Confederación Nacional de Comunidades del Perú Afectadas por la Minería
5. CONAMAQ, Consejo Nacional de Ayllus y Markas del Qollasuyu (Bolivia)
6. ONPIA, Organización Nacional de Pueblos Indígenas de Argentina
7. Parlamento Mapuche (Chile)
8. Convergencia Nacional Maya Wakib Kej
9. ANAMEBI, Asociación Nacional de Maestros en Educación Bilingüe del Perú
10. Consejo Nórdico Same
11. CONAIE, Confederación de Nacionalidades Indígenas del Ecuador
12. CONIC, Coordinadora Nacional Indigena y Campesina
13. CONAVIGUA, Coordinadora Nacional de Viudas de Guatemala
14. CUC, Comité de Unidad Campesina de Guatemala
15. Consejo de Pueblos de la Comunidad San Marcos
16. ARPI, Asociación Regional de Pueblos Indígenas de la Selva Central (Perú)
17. MCP, Movimiento Cumbre de los Pueblos
18. CAH, Consejo Aguaruna y Huambisa
19. CRIC, Consejo Regional Indígena del Cauca
20. AICO, Autoridades Indígenas de Colombia
21. OPIAC, Organización de Pueblos Indígenas de la Amazonia Colombiana
22. Organización Indígena Kankuamo
23. CRIDEC, Consejo Regional Indigena de Caldas
24. OIA, Organización Indígena de Antioquia
25. ORIVAC, Organización Regional Indígena del Valle del Cauca
26. CNA, Confederación Nacional Agraria
27. FDCC, Federación Departamental Campesina del Cusco
28. Lucha Indígena
29. Agencia Internacional de Prensa Indígena (México)
30. FNMBS, Fed. Nacional de Mujeres Campesinas Originarias Bartolina Sisa (Bolivia)
31. Red Juvenil TINKUY
32. Frente de Defensa y Lucha Campesina y Mapuche de la Patagonia (Argentina)
33. Mesa Nacional Indígena de Costa Rica
34. Coordinadora del Pueblo Chorotega (Nicaragua)

\”Ukhamawa\”, en lengua aymara \”Así es\”
http://ukhamawa.blogspot.com