Scent of Art.

Spazio, linea, forma cominciai con questi concetti ad approfondire il significato dell’arte; arte come prodotto dell’attività e delle necessità degli uomini concreti e reali: non si può quindi cristallizzare una definizione di arte valida per tutti i tempi e per tutti i luoghi.

Gli uomini si appropriano della realtà non solo utilizzando le “cose”, ma usandole per un collettivo e non solo per una fruizione individuale. Le “cose”, quindi, acquisiscono il valore di “oggetti sociali”.

Il linguaggio, inoltre, è “coscienza reale” che, in quanto tale, sorge dal bisogno, dalla necessità di rapporto tra gli uomini; e la “coscienza” è un prodotto sociale che, soprattutto, significa coscienza dell’ambiente sensibile, immediato e limitato legame con altre persone.

Linguaggio, coscienza, a questi uniamo divisione del lavoro e gli effetti prodotti da questa divisione (altro concetto importantissimo nella definizione della funzione sociale), otteniamo una miscela di elementi ideali che porterà al “valore sociale”, alla “funzione” appunto, che un autore ha e che trasferisce nelle sue opere.

E’ interessante tutta l’analisi dello sviluppo dei cosiddetti “sensi spirituali”, della sensibilità più semplicemente, che avviene in modo, in zone e in tempi diversi.

Sono diverse, quindi, le forme dell’arte: l’arte è collegata, nascendo, al modo in cui l’Uomo si appropria della realtà che lo circonda; realtà che assume, di volta in volta, finalità e funzioni diverse; cui sono riconosciuti valori di comunicazione, di rituale e di narrazione storica.

Fondamento del percorso analitico – di cui sono andata cianciando sinora! – é il principio dello “Sviluppo ineguale” di Marx, il filosofo infatti rileva la disuguaglianza di sviluppo tra produzione materiale e produzione artistica:

“Alcune età di grande fioritura non stanno in alcun modo in rapporto con lo sviluppo generale della società, né quindi con la base materiale, con l’“ossatura” della sua organizzazione. […] D’altra parte è possibile Achille con la polvere da sparo e il piombo? O in generale l’Iliade con il torchio tipografico o, più ancora, con la macchina tipografica? E quindi non scompaiono i presupposti necessari della poesia epica? Ma la difficoltà non sta nell’intendere che l’arte e l’epos dei Greci sono legati a certe forme dell’evoluzione sociale. La difficoltà è che per noi essi continuano a suscitare un godimento estetico e costituiscono, sotto un certo aspetto, una norma e un modello in attingibili.”

Tali contenuti continuano ad avere un valore; la storicità dell’arte rimanda all’autonomia del fenomeno estetico.

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