IL TRENO DELLE DONNE PER LA DIFESA DELLA COSTITUZIONE

IL TRENO DELLE DONNE PER LA DIFESA DELLA COSTITUZIONE

E’ chiaro a tutti che con la proposta di modifica dell’art. 1 della nostra Costituzione in Italia si prospetta un pericolo concreto di dittatura, poiché tale sarebbe un Parlamento che sovrasta tutti gli altri organi Costituzionali.

Noi donne non possiamo permettere che un simile scempio si consumi!
E’ arrivato il momento di fare sentire chiara e forte la nostra voce, e per questo motivo dobbiamo chiedere al Presidente della Repubblica di ascoltare anche la nostra opinione!
Le donne sono la maggioranza in questo Paese e nessuno può permettersi di ignorare il nostro pensiero, le nostre preoccupazioni, la nostra presenza

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La Terra Ha Volto di Donna.

Nell’ambito degli eventi organizzati alla FAO (Food and
Agriculture Organization) sulla fame nel mondo, negli ultimi mesi del 2006, ebbi la possibilità di partecipare a un incontro tra imprenditrici agricole italiane e donne coltivatrici africane.
Sia le donne africane che le italiane rilevarono le difficoltà di essere imprenditrici in agricoltura; ma le donne africane, già nel 2006, ponevano l’accento sull’avanzamento della desertificazione: uno dei principali problemi da risolvere, unitamente alla commercializzazione dei prodotti e ai problemi derivanti dalla globalizzazione.
Le imprenditrici italiane, inoltre, prevedevano che – in un futuro abbastanza vicino – anche nel nostro paese la desertificazione sarebbe diventata un grande problema; mentre nel 2006 combattevano contro il
predominio delle aziende agricole industriali e dei grandi centri di vendita dei prodotti, come gli ipermercati. E credo che questa battaglia sia ancora attualissima, non solo per le imprenditrici, ma per tutti i lavoratori del settore agricolo.
Le riflessioni comuni avviate in quell’incontro ebbero il merito di avviare un costruttivo confronto su molteplici e interessanti argomenti.
La difesa e il sostegno delle piccole aziende, per le imprenditrici italiane, era il grande obiettivo da raggiungere poiché proprio la piccola azienda agricola può riuscire a garantire alimenti di qualità. E il cammino in questa direzione iniziato due anni fa ancora ha molta strada da percorrere.
Così come era ritenuto opportuno, e credo lo sia ancora, non far riferimento alla grande distribuzione per la commercializzazione dei prodotti, ma aprire le aziende ai consumatori per rendere visibile e comprensibile la mole di lavoro che ogni prodotto agricolo ha come valore intrinseco, oltre a quello nutritivo o di utilità.
Uno dei suggerimenti dati alle donne coltivatrici del Niger, del Cameroun e del Kenya, fu proprio quello di cercare altre strade di commercializzazione; per evitare, come succede in Italia, che i kiwi venduti dal produttore a trenta centesimi di Euro al chilo, arrivino nei supermercati e siano venduti a tre o quattro Euro.
Le piccole aziende, riconosciute come “luoghi sociali”, concettualmente rinnovate da quelle donne che, da quando l’uomo ha abbandonato la terra da coltivare per andare verso le città, sono riuscite a far rinascere, aprendo le recinzioni degli oliveti e delle diverse e varie coltivazioni, l’interesse dei consumatori verso gli alimenti e i loro processi produttivi.
“Luoghi sociali” che hanno ospitato anche eventi culturali particolari come l’esposizione di sculture, o le letture di
poesie, negli oliveti.

Ma da-v-eeee-roo?!?!?!??!?!? (tipica inflessione romana!)

passion.gifIl 60% delle donne che ricorrono alla 194 sono cattoliche in un sondaggio realizzato ad Ascoli Piceno.

http://www.lastampa.it/_web/CMSTP/tmplrubriche/giornalisti/grubrica.asp?ID_blog=124&ID_articolo=203&ID_sezione=274&sezione;

Siamo nel 2008 o nel 1978?

La storia non si ripete e se si ripete o è farsa o è tragedia

Bologna, 2 Marzo 2008

Apprendiamo da Pina Nuzzo (delegata nazionale UDI) e pubblichiamo:

Sabato pomeriggio a Bologna tre ragazze che stavano volantinando in zona universitaria per il presidio di Martedì 4 marzo sotto il tribunale di Bologna (processo all’aggressore di Mara), sono state fermate da agenti della DIGOS in borghese e, in seguito, caricate in macchina con modi brutali e condotte in questura dove, alla stregua di delinquenti comuni, gli agenti le hanno fotografate e hanno preso le loro impronte digitali.

Durante il fermo un agente ha sequestrato il cellulare di una delle tre ragazze che contattava un’avvocata dell’UDI. Le ragazze sono state trattenute in questura per quattro ore senza motivo.
Era presente anche una poliziotta che è stata allontanata dai colleghi perché non era d’accordo con i loro modi. Esprimiamo la più ferma condanna per l’atteggiamento fortemente intimidatorio degli ‘uomini’ (esseri umani di sesso maschile) delle forze dell’ordine in questa circostanza nei confronti di donne che svolgono legittima attività politica. Tutta la nostra solidarietà alle tre compagne di Bologna e invitiamo tutte le donne ad unirsi e attivarsi affinché questo grave episodio non passi inosservato dai mezzi di comunicazione e dall’opinione pubblica.

A presto

controviolenzadonne.org

Elefantino klinefelterato…

Questa è l’ultima volta che parlo di Ferrara, non voglio fargli campagna elettorale.
L’elefantino ironizza pure sugli aborti per sindrome Klinefelter:

“Mi sottoporrò alle analisi del sangue perchè penso di avere la sindrome di Klinefelter”: lo ha detto il direttore de Il Foglio Giuliano Ferrara, intervistato da Maurizio Belpietro su mattina 5, facendo riferimento alla donna che ha abortito nei giorni scorsi al Policlinico di Napoli alla quale era stato diagnosticata una malformazione del feto legata alla sindrome di Klinefelter. Questa sindrome, dice Ferrara, è dovuta a un difetto dei cromosomi che determina tra l’altro un’alterazione degli organi sessuali; “e siccome ho testicoli piccoli e grandi mammelle – ha aggiunto – farò le analisi”.

Tutto sommato potrebbe aver ragione: non solo ha grandi mammelle, per quello che posso valutare con i miei occhi, ma la sindrome in questione comporta ritardi nel linguaggio, e anche mentali: alcuni casi presentano tale problema, poca intelligenza!

La sindrome di Klinefelter
è una condizione caratterizzata dalla presenza di un cromosoma sessuale X in più nei soggetti di sesso maschile (47,XXY). Questa condizione prende il nome dal medico statunitense Harry Klinefelter, del Massachusetts General Hospital di Boston, che nel 1942 pubblicò i risultati delle sue ricerche su nove uomini che manifestavano testicoli ipotrofici, aumento del volume delle mammelle e diminuzione/mancanza di peli sulla superficie corporea. L’assetto cromosomico dei soggetti aventi tali caratteristiche fisiche fu identificato negli anni Cinquanta; negli anni Settanta, l’istituto statunitense National Institute of Child Health and Human Development avviò uno screening su larga scala per determinare il tipo di cromosomi sessuali presenti in 40.000 neonati, e la frequenza della condizione XXY. Attualmente, sembra che l’incidenza di XXY sia relativamente alta (circa uno su 1000 neonati maschi); in realtà, solo una bassa percentuale di questi individui sviluppano una vera e propria sindrome, cioè un insieme di disturbi correlati al loro particolare assetto cromosomico. Per questo motivo, molti autori hanno preferito abbandonare la vecchia denominazione di sindrome di Klinefelter, e indicano i soggetti in questione semplicemente come “maschi-XXY”.

CAUSE

Le cause che portano allo sviluppo di un maschio-XXY non sono ancora del tutto conosciute. Sembra che vi possa essere una relazione con l’età in cui la madre affronta la gravidanza, ma non vi sono dati che indichino con precisione la correlazione tra età della madre e incidenza di XXY. Qualunque sia la causa, il meccanismo che conduce alla formazione di un embrione XXY è un’errore al momento della meiosi e della formazione dei gameti nei genitori; tale errore è costituito dalla mancata separazione dei cromosomi omologhi, da cui possono derivare cellule uovo con un corredo cromosomico normalmente aploide ma con due cromosomi sessuali (XX), oppure spermatozoi con corredo cromosomico aploide ma due cromosomi sessuali (X e Y). Al momento della fecondazione, la fusione di uno spermatozoo XY con un uovo normale X, oppure di uno spermatozoo normale Y con un uovo XX produce l’individuo XXY.

SINTOMI

I maschi-XXY sono spesso più alti dei loro genitori; tendono all’obesità; sono privi o carenti di barba e di peli; possono presentare mammelle più o meno sviluppate (fenomeno detto ginecomastia), e sviluppare una corporatura con proporzioni di tipo femminile (ad esempio, con fianchi più arrotondati e spalle più strette dei maschi XY). Molti di essi, inoltre, sono colpiti da difficoltà nello sviluppo del linguaggio; iniziano a parlare più tardi rispetto agli altri bambini e in seguito possono incontrare problemi nella lettura e nella scrittura. Raggiunta la pubertà, i maschi XXY sviluppano un pene di dimensioni normali; i testicoli rimangono però di dimensioni ridotte (ipogonadismo). Inoltre, questi individui sono sterili.

La condizione XXY può essere diagnosticata attraverso test di diagnosi prenatale, quali l’amniocentesi e l’ esame dei villi coriali. Può altrimenti passare inosservata fino all’età scolare, in cui i bambini XXY possono manifestare difficoltà di linguaggio e di scrittura, presentano un comportamento piuttosto timido e statura elevata; tali caratteri, comunque, non sono sufficienti a una diagnosi. Nell’adolescenza, può comparire l’ingrossamento mammario, ma solo nel 10% dei casi è tale da creare imbarazzo al ragazzo e da fare pensare alla condizione di Klinefelter. La maggior parte dei pazienti Klinefelter vengono diagnosticati in età fertile, quando, dopo aver tentato il concepimento ed essersi rivolti ad un centro di Andrologia, ricevono una diagnosi di infertilità causata da azoospermia. In seguito a tale riscontro e all’effettuazione del cariotipo da sangue periferico, vengono classificati come maschio-XXY.

http://www.klinefelterclub.it/la_sindrome_di_klinefelter.html