Intervista a Guido Rossi: qualcuno ancora PENSA!!!

Anche il non voto è una scelta democratica?
«No, in questo caso le persone stanno scegliendo di non consumare. Hanno capito che questa non è una campagna elettorale ma pubblicitaria e di marketing. Si vota per delle idee, lei le ha viste?».

Intervista su Corriere.it

Siamo ancora a questi livellli!!!!

Ma come si può essere così oscurantisti e privi di… ampiezza di vedute?

Scandaloso parlare della droga come fanno Giovanardi e Antonio Marziale: un’ottusità del genere non si puo’ reggere!!!
Da Repubblica.it

ROMA – Il sottosegretario Carlo Giovanardi, responsabile del Dipartimento nazionale antidroga, ha scritto al presidente della Commissione di vigilanza della Rai, Sergio Zavoli, per denunciare la “scandalosa” trasmissione di Annozero di ieri sera. “Una tv di stato – ha affermato Giovanardi – ha fatto la propaganda alla droga. Sembrava una specie di fumeria d’oppio”. Il sottosegretario ha criticato, per lo stesso motivo, anche la trasmissione di Piero Chiambretti su Italia1.

Estremamente critico nei confronti del conduttore Michele Santoro anche il presidente dell’Osservatorio sui Diritti dei Minori, Antonio Marziale, consulente della Commissione Parlamentare per l’Infanzia: “Non si può trattare un tema così delicato senza la presenza di uno straccio di specialista, legittimato a spiegare alle masse giovanili quali siano le conseguenze devastanti della tossicodipendenza”, ha affermato.

Secondo Marziale, “in prima serata, piena fascia protetta, dunque esposta alla visione di soggetti in età evolutiva, l’idea di Michele Santoro sarebbe potuta risultare importante e costruttiva, se il dibattito non si fosse impantanato, com’è successo, in una passerella di silenzi celentaniani, sofismi e filosofie di stampo assolutorio”. Il riferimento è all’intervento telefonico di Adriano Celentano, che ha ironizzato sull’esclusione di Morgan dal Festival di Sanremo: “La Rai è stata buona con Morgan perché l’ha solo escluso dal festival, io quando ho sentito la notizie, credevo che lo fucilassero”.

Il Colpo – Assorta a pensare…

il colpo… in banca, alle poste…
il colpo… di mano,
il colpo… di genio,
il colpo… della strega (un dolore incredibile!),
il colpo… di pistola,
il colpo… apoplettico ( ci resti secco!!),
il colpo… al cuore,
il colpo… di fortuna,
il colpo… di fulmine,
il colpo… di sonno,
il colpo… di spugna (questo sì che cancella tutto!),
il colpo… di coda, ma anche di c…,
il colpo… di calore (d’estate è piuttosto difficile evitarlo! sarà forse che ne soffra proprio oggi?),
il colpo… di sonno,
il colpo… mortale,
il colpo… di stato (!!?°#@ç§$??!!!!),
il colpo… gobbo,
il colpo… grosso,
il colpo… da maestro.
E’ forse per questo ultimo colpo che alcuni autori (dai pittori ai poeti, dagli scrittori ai musicisti, etc. etc) intitolano alcune proprie creazioni “Il colpo”? BHA! Che infelice idea!
L’unico lavoro il cui titolo ho trovato azzeccato è – appunto – il film “Il colpo”. 😉

Demos e Kratos

Platone : “la democrazia nasce quando i poveri, dopo aver riportato la vittoria, uccidono alcuni avversari, altri ne cacciano in esilio e dividono con i rimanenti, a condizioni di parità il governo e le cariche pubbliche”.

bodyexercise.jpgSi sente dire, spesso, che ancora non si è riusciti a realizzare quello che il concetto di Democrazia indica; sono perfettamente d’accordo.

La parola “democrazia” deriva da due paroline greche, demos e kratos appunto, il cui significato – in relazione soprattutto al valore che attualmente si dà a “democrazia” – può essere stupefacente.

I Greci con demos indicavano i ceti poveri, i braccianti, il popolo insomma; con kratos, invece, si indicava il potere, ma nella sua accezione coercitiva.

Possiamo quindi concludere che democrazia, letteralmente, significa potere del popolo; per estensione potremmo giungere al significato di “dittatura (potere coercitivo) del popolo”.

Mi chiedo, non avendo ancora realizzato “il governo del popolo”, quale potrebbe essere il vero significato di “democrazia partecipata”?

E volendo mantenere il significato che attualmente attribuiamo a “democrazia”, potremmo mai realizzare una “democrazia partecipata”?

Per realizzarla, ogni individuo-soggetto dovrebbe essere cosciente del proprio impegno per informarsi, proporre, realizzare, controllare.

“Democrazia partecipata” non vuol dire partecipare a qualche riunione in vicinanza delle elezioni (quando i politici, per reperire voti, suonano strombazzando l'”adunata”); il vero significato risiede nella partecipazione a t t i v a fatta di informazione, di idee da proporre e da realizzare per il bene comune, di controllo dell’operato di chi mandiamo in parlamento.

Manifesto Parlato censura i lettori.

Quanto segue merita di esser letto!!!! E ieri Il Manifesto ha pubblicato qualcosa sulla Fiera del Libro di Torino che non ho letto perché da tempo non compro più il giornale che si discosta, ormai, notevolmente da quello che penso. Il loro modo di gestire il giornale, inoltre, è catastrofico, un esempio banale: tutti i quotidiani, persino Il Messaggero, dopo le 14 sono leggibili on line, Il Manifesto no; e chi decide, ne Il Manifesto, non si rende conto che non è questo il modo per vendere più copie. Mi piacerebbe sapere chi gestisce il “marketing”; e già, anche loro devono tener conto del mercato…

Le assai discutibili opinioni di Valentino Parlato sul boicottaggio verso le istituzioni israeliane

di Germano Monti


Avrete letto sul Manifesto di ieri (si riferisce al 24 gennaio 2008) l’intervento di Valentino Parlato contro la proposta di boicottaggio della prossima Fiera del Libro di Torino, in cui lo Stato di Israele sarà l’ospite d’onore, per festeggiare i 60 anni della sua “indipendenza”. Naturalmente, non è in questione il diritto di Parlato di avere una sua opinione e di esprimerla sul quotidiano che ha contribuito a fondare, ma alcune cose sono decisamente inaccettabili.
In primo luogo, Parlato spiega la sua avversione al boicottaggio dello Stato di Israele (non del singolo evento della Fiera!) con la differenza fra quello che fanno gli Israeliani rispetto a quanto facevano i razzisti sudafricani, e già qui ci sarebbe molto da discutere; in secondo luogo – e questo non possiamo proprio mandarlo giù – cita le persecuzioni europee contro gli Ebrei, i ghetti e i campi di sterminio. Io non credo che chi – come il sottoscritto – da anni compra tutti i giorni il Manifesto per leggere qualcosa di diverso da quello che si trova sulle pagine peggiori del Corriere della Sera o di Repubblica, meriti di essere trattato come una specie di criptonazista solo perchè sostiene i diritti dei Palestinesi non solo a chiacchiere.
Infine, il Manifesto è solito non pubblicare quanto scrivono i suoi lettori (molti) che contestano certi articoli, come quello di Parlato, ed anche questo mi sembra inaccettabile.
Per questi motivi, avanzo una proposta semplice semplice: qualora il Manifesto non desse spazio entro domenica prossima, 27 gennaio, alle numerose lettere di protesta che (lo so per certo) gli sono state inviate dopo l’infelice intervento di Parlato, lanciamo un appello per due giornate di “avvertimento”, vale a dire che per due giorni ci si asterrà dal comprare il giornale. Credo, come suggeritomi da un compagno di Roma, che i giorni migliori per lanciare questo avvertimento siano sabato 2 e domenica 3 febbraio, primo anniversario della scomparsa di Stefano Chiarini, i cui articoli e reportages costituivano uno degli stimoli più validi per acquistare il giornale e che, sul boicottaggio di Israele, ha sempre pensato e scritto esattamente ciò che Parlato ritiene essere paranazista. Credo che questa iniziativa non solo farebbe capire a Parlato e quelli come lui che i lettori del Manifesto non sono gli stessi del Corriere della Sera, ma rafforzerebbe anche i compagni che, in quel giornale anche dopo la scomparsa di Stefano, offrono sulla Palestina un’informazione preziosa e fuori dal coro.

Da Il Manifesto

Un boicottaggio sbagliato

Valentino Parlato

La Fiera internazionale del libro di Torino avrà il suo svolgimento dall’8 al 12 maggio, ma già sta scatenando discussioni e polemiche, che hanno investito anche il nostro, tenace e tollerante, collettivo. La fiera si apre nel 60° anniversario della fondazione dello stato di Israele e quindi, inevitabilmente, si riapre la questione palestinese. Dopo la seconda guerra mondiale e il massacro degli ebrei, riconoscere agli ebrei il diritto ad avere un territorio e uno stato era obbligatorio. Anche Stalin fu a favore della costruzione dello stato di Israele, contraria – e non è affatto secondario – fu l’Inghilterra la quale – è una mia memoria personale – per sostenere che il mondo arabo non avrebbe accettato uno stato ebraico favorì grandi manifestazioni di opposizione, e a Tripoli (dove allora abitavo) un sanguinoso pogrom antiebraico nella complice indifferenza delle autorità militari britanniche.
La polemica che si è aperta oggi, è sul boicottaggio di questa Fiera del Libro, che dà a Israele un posto d’onore con il rischio di una legittimazione letteraria della sua politica. Dico subito che non ho nessuna posizione di principio contro il boicottaggio, contro i bianchi razzisti sudafricani era più che giusto. C’è boicottaggio e boicottaggio e, quindi, sono del tutto contrario al boicottaggio di questa fiera del libro (il libro va sempre rispettato) e contro lo stato di Israele. Gli israeliani – che sono sempre ebrei – per quanti torti abbiano nei confronti del popolo palestinese non sono in alcun modo paragonabili ai razzisti sudafricani e poi – un poi che non possiamo dimenticare e sul quale noi europei e quelli di noi che si dichiarano cristiani e cattolici – c’è la storica persecuzione del popolo ebraico, ci sono i ghetti e i campi di sterminio. E qui mi torna buono ricordare quel che mi disse in un’intervista al manifesto il Rabbino capo di Roma. Nel ghetto di Varsavia l’ultimo canto che gli ebrei intonarono fu l’Internazionale. Poi furono massacrati dai tedeschi.

Quindi profittiamo di questa Fiera internazionale del libro di Torino per discutere, per criticare la politica dello stato di Israele, per difendere i diritti dei palestinesi, che in questi territori sembrano diventati i nuovi ebrei. Discutiamo, scontriamoci, ma mandiamo al diavolo il boicottaggio. Non solo perché gli israeliani sono ebrei e non afrikaner, ma anche perché il boicottaggio è muto. È un no senza argomenti. A Torino ci saranno scrittori ebrei di grande levatura e con loro dobbiamo discutere, ragionare, polemizzare, difendere i diritti del popolo palestinese. Mi rendo conto delle paure ancestrali della gente di Israele. Mi rendo conto della loro paura – me lo disse un bravo ambasciatore di Israele a Roma – di essere i nuovi crociati. Credo di capire, ma Israele deve essere più ebrea con i palestinesi. Li deve sentire parenti stretti. Ma proprio per tutto questo il boicottaggio serve solo a fare il danno dei palestinesi e degli israeliani.

valentino parlato