La privacy?

TIM ancora mette a disposizione la banca dati dei numeri di cellulare?

Al contrario, come potrebbe il signor Rocco Pascucci avere il mio numero di cellulare?

Dice di aver bisogno del mio sostegno perché è candidato al consiglio Regionale per la lista Polverini…

Ma dopo il suo messaggio sul mio telefono pensa che io possa mai votarlo?

ILLUSO!!!!

DIRITTO ALLA RETE

E’ partito on line il TAM TAM per l’evento organizzato per mercoledì 23 dicembre a Roma, in piazza del Popolo, dalle ore 17 alle 19.

Alessandro Gilioli, Guido Scorza (Diritto alla Rete Network), Enzo Di Frenna, Luisa Capelli (Meltemi Editore), Gianfranco Mascia e il suo gruppo del No B Day, Pippo Civati, Claudio Messora e molti altri: tutti connessi per promuovere l’evento in Rete.

Ci sdraieremo in silenzio, per un minuto.

Poi disegneremo col gessetto la sagoma dei nostri corpi e scriveremo dentro il nome del nostro blog. Porteremo tanti bavagli bianchi.

Lo slogan sarà “Libera Rete in libero Stato”.

L’iniziativa è promossa Diritto alla Rete e dall’Istituto per le Politiche dell’Innovazione.

La forza del messaggio sta nel silenzio.

Nessuno può interpretare, manipolare, provocare.

Tanti corpi fermi a terra: il popolo della Rete in piazza del Popolo.

Si continua con la censura.

schiz_theman

BBBBRRRRRRRRRRR (non è una pernacchia, ma solo brividi di freddo, o… altro!) Brividi di freddo dovuti a una notizia: vuole cambiare la costituzione!

In questo caso speriamo che God doesn’t save the king!

Molti affermano che quello attuale non è un regime; ma come  si fa a dire una tal cosa?

Leggi approvate a suon di fiducia, trasmissioni censurate, obiettivo “regolamentazione” Internet per il prossimo G8 (Frattini ieri diceva che il problema è il “furto di identità”: ci ha proprio scambiati per deficienti!), blog censurati (vedi Ruta), lodo Alfano… Avremo un nuovo ventennio? (E speriamo che siano solo venti!)

Santoro è fazioso, Floris è fazioso.
Anche Fazio è Fazioso?

da Repubblica.it
Il centrodestra aveva attaccato il giornalista: “Ospiti di sinistra”
Il presidente di viale Mazzini: “Interviste realizzate con grande attenzione”
Rai, Pdl contro Petruccioli
“Difende Fazio, non è pluralista”

ROMA – “Non esiste un caso Fazio. Lui è il nostro Letterman”. Il presidente della Rai, Claudio Petruccioli, scende in campo in difesa del conduttore di Che tempo che fa attaccato dal centrodestra che lo ha accusato di essere troppo schierato con l’opposizione. E lo fa paragonandolo al prestigioso giornalista americano che conduce da anni un programma seguitissimo e rivendicando “il pluralismo” della sua gestione di viale Mazzini.

Parole pronunciate davanti lavori della commissione di Vigilanza Rai, dove oggi è si è presentato con il direttore generale Claudio Cappon. “Quelle di Fazio sono interviste realizzate con grande attenzione e legate ai fatti. Alla fine del ciclo si potrà giudicare sull’equilibrio. Ma devo dire che a Fazio è stato rinnovato da poco il contratto per i prossimi anni dal consiglio di amministrazione di Viale Mazzini con un solo voto contrario” dice il presidente Rai. Che assicura: “Sono assolutamente convinto che questi ultimi anni nella storia della Rai potranno essere iscritti come anni nei quali c’è stato più pluralismo”.

Affermazioni che non soddisfano il Pdl. Che attacca duramente il presidente. “Siamo rimasti scioccati dalle affermazioni del presidente Petruccioli. Non solo non ha risposto alle nostre domande, ma ha terminato con una chicca finale: non c’è mai stato tanto pluralismo in Rai come negli ultimi anni” dice il capogruppo Alessio Brutti.

L’Idv invece torna ad attaccare il governo: “Il clima di intimidazione nei confronti dei giornalisti è la conferma che la vigilanza Rai è ormai ridotta a semplice depandance della villa di Arcore” attacca l’Italia dei valori.

Ma cos’è questa storia su BlogBabel?

 BlogBabel è temporaneamente sospesa.

NON NE SO ASSOLUTAMENTE NIENTE; basta mancare due giorni ed ecco qua!!!!

Ci siamo stufati dell’arroganza di alcuni blogger italiani, che pensano di poter ricattare un servizio offerto alla comunità e al grande pubblico, e non perdono occasione per trasformare qualsiasi discussione in un litigio da riunione di condominio.

In particolare, grazie a Napolux, PaulTheWineGuy, e gli altri che continuano a non capire che un motore di ricerca ha poco a che fare con la licenza d’uso dei contenuti. Vi manca BlogBabel? Parlatene con loro.

Matteo che notoriamente è più equilibrato di me, mi suggerisce di riportare un messaggio che ho pubblicato poco fa nel gruppo di discussione pubblico. Eccolo:

Non so se [la sospensione] sarà temporanea o meno: l’idea di avere qualche testa calda che decide di farmi causa mi sconforta abbastanza, dopo tutto il tempo e le energie spese per fare BB, doverne impiegare altrettante (e soldi ovviamente) per difendermi dalle accuse di qualche megalomane mi sembrerebbe davvero un calcio nei denti…

E’ semplicemente inconcepibile…

Da REPUBBLICA.IT 
TECNOLOGIA & SCIENZA

Un disegno di legge licenziato dal Cdm lascia intravedere l’obbligo di iscrizione
al registro per chi ha attività editoriali, forse anche per chi ha un blog o un sito

Il governo riforma l’editoria
Burocrazia sul web? Allarme in rete

Aumenterebbero quindi anche per i “piccoli” su internet spese e sanzioni penali
Il sottosegretario Levi: “Non è questo lo spirito, deciderà l’Autorità”
di ALDO FONTANAROSA

ROMA – Consiglio dei ministri del 12 ottobre: il governo approva e manda all’esame del Parlamento il testo che vuole cambiare le regole del gioco del mondo editoriale, per i giornali e anche per Internet. E’ un disegno di legge complesso, 20 pagine, 35 articoli, che adesso comincia a seminare il panico in Rete. Chi ha un piccolo sito, perfino chi ha un blog personale vede all’orizzonte obblighi di registrazione, burocrazia, spese impreviste. Soprattutto teme sanzioni penali più forti in caso di diffamazione.

Articolo 6 del disegno di legge. C’è scritto che deve iscriversi al ROC, in uno speciale registro custodito dall’Autorità per le Comunicazioni, chiunque faccia “attività editoriale”. L’Autorità non pretende soldi per l’iscrizione, ma l’operazione è faticosa e qualcuno tra i certificati necessari richiede il pagamento del bollo. Attività editoriale – continua il disegno di legge – significa inventare e distribuire un “prodotto editoriale” anche senza guadagnarci. E prodotto editoriale è tutto: è l’informazione, ma è anche qualcosa che “forma” o “intrattiene” il destinatario (articolo 2). I mezzi di diffusione di questo prodotto sono sullo stesso piano, Web incluso.

Scritte così, le nuove regole sembrano investire l’intero pianeta Internet, anche i siti più piccoli e soprattutto i blog. E’ così, dunque? Ricardo Franco Levi, sottosegretario alla Presidenza del Consiglio e padre della riforma, sdrammatizza: “Lo spirito del nostro progetto non è certo questo. Non abbiamo interesse a toccare i siti amatoriali o i blog personali, non sarebbe praticabile”.

Un esempio concreto, però: il blog di Beppe Grillo verrà toccato dalle nuove norme? Anche Grillo dovrà finire nel registro ROC? “Non spetta al governo stabilirlo – continua Levi – Sarà l’Autorità per le Comunicazioni a indicare, con un suo regolamento, quali soggetti e quali imprese siano tenute davvero alla registrazione. E il regolamento arriverà solo dopo che la legge sarà stata discussa e approvata dalle Camere”.

Insomma: se una stretta ci sarà, questa si materializzerà solo tra molti mesi, dopo il passaggio parlamentare e dopo il varo del regolamento dell’Autorità. Ma nell’attesa vale la pena di preoccuparsi. Perché l’iscrizione al ROC – almeno nella formulazione attuale – non implica solo carte da bollo e burocrazia. Rischia soprattutto di aumentare le responsabilità penali per chi ha un sito.

Spiega Sabrina Peron, avvocato e autrice del libro “La diffamazione tramite mass-media” (Cedam Editore): “La vecchia legge sulle provvidenze all’editoria, quella del 2001, non estendeva ai siti Internet l’articolo 13 della Legge sulla Stampa. Detto in parole elementari, la diffamazione realizzata attraverso il sito era considerata semplice. Dunque le norme penali la punivano in modo più lieve. Questo nuovo disegno di legge, invece, classifica la diffamazione in Internet come aggravata. Diventa a pieno una forma di diffamazione, diciamo così, a mezzo stampa”.

Anche Internet, quindi, entrerebbe a pieno titolo nell’orbita delle norme penali sulla stampa. Ne può conseguire che ogni sito, se tenuto all’iscrizione al ROC, debba anche dotarsi di una società editrice e di un giornalista nel ruolo di direttore responsabile. Ed entrambi, editore e direttore del sito, risponderebbero del reato di omesso controllo su contenuti diffamatori. Questo, ai sensi degli articoli 57 e 57 bis del codice penale.