Soja transgenica, Monsanto e la Pampa.

Da pochissimo la comunità europea ha autorizzato l’utilizzazione di prodotti transgenici.

02.03.2010 – Ore 12.08. L’Ansa annuncia: «Via libera della Commissione Ue alla coltura in Europa della patata transgenica Amflora, per uso industriale. Il via libera sarà accompagnato dal lancio del dibattito politico sul futuro del dossier degli Ogm nell’Ue seguendo la linea del presidente della Commissione europea José Manuel Barroso, il quale ha dichiarato nelle scorse settimane “di non voler imporre la coltura degli Ogm in Europa”».

Molti di noi sanno, ormai (ma lo abbiamo realizzato bene?), che da tanto ormai, nonostante il divieto, un gran numero di cibi, che consumiamo, contengono soja e mais transgenico (i primissimi prodotti a esser stati manipolati).

Proprio ieri, libera da qualche impegno, mi sono imbattuta nell’articolo che riporto di seguito – interessantissimo – e che “illustra” quello che è accaduto e sta accadendo per produrre la soja transgenica.

Stanno – ovviamente – cercando di “occultare” studi e ricerche, qualcosa però riesce a passare le maglie della… “censura”?

L’articolo è in spagnolo – non lo traduco perché non conosco così bene lo spagnolo da poter fare una traduzione – credo però che la maggior parte possa comprendelo; la versione intera di quello che è qui riportato si trova qui:

http://tierralibertadyterritorio-tlyt.ning.com/profiles/blogs/alberto-lapolla

è interessante leggere anche tutto il resto perché per produrre soja, in Argentina, si stanno creando disastri ambientali, alla salute delle persone, senza alcun beneficio.

Ecco l’articolo di Alberto J. Lapolla (Ingegnere Agronomo, genetista e storico, Direttore dell’ Instituto de Formación de la CMP).

“Según todo indica la cosecha de sojaRR (transgénica-forrajera) de esta campaña 2009-2010, orillará las 52 millones de Tn, abarcando la friolera de 19 millones de has sembradas. Lo cual implica
alrededor del 57 % de la producción total de granos y el 55%
del área
sembrada. Esto es, una profundización aun mayor del monocultivo sojero y del proceso de sojización.

Proceso que pagamos destruyendo casi todas las demás actividades agrícolas y transformando a uno de los mejores ecosistemas del mundo para producir alimentos, en una factoría neocolonial de producción de ‘pasto-soja’, subsidiando la producción industrial de China, la India y la Unión Europea.

Países que no desean producir materias primas a ser usadas en cadenas
alimenticias secundarias, las que compran a países del Tercer Mundo (nosotros) mientras destinan todos sus recursos agrícolas a producir alimentos, sosteniendo su soberanía alimentaria, contrapartida de un proceso de industrialización exitoso, tal cual hicimos los argentinos entre 1945 y 1976.

La Argentina por el contrario destina la mayor superficie posible de de su
feraz pradera pampeana (más de 35 millones de hectáreas) a producir parte de la cadena alimenticia de otros países, ignorando o debilitando la nuestra. Nuestro vecino Brasil, y el propio Chile -a pesar de su modelo neocolonial- no actúan así. De tal forma la otrora famosa soberanía alimentaria argentina es hoy cosa del pasado.

Hecho que puede comprobarse en el reciente desmedido aumento del precio de la carne, debido a la reducción constante del stock y de la
superficie ganadera, que la sojización produce, expulsando la ganadería a
regiones marginales de menor productividad.

De tal forma, la ganadería perdió desde el inicio de la sojización la increíble cifra de 13.5 millones de has en Pampa húmeda y una cifra cercana a los 3 millones de cabezas por año, en las últimas cinco campañas, produciendo una drástica reducción del stock. Este proceso viene unido a la concentración de la producción de carne para el mercado interno en los feed-lots, que hoy concentran casi el 80% de la producción de carne para consumo interno.

Carne ‘chatarra’ contaminada con antibióticos, anabólicos, hormonas, vacunas, funguicidas, y sobre todo con animales alimentados sin pasturas naturales, con alto nivel de granos, lo cual altera totalmente su composición nutricional, afectando la salud de la población que los consume.

Es decir, la de la mayoría de los argentinos, pues los feed-lots producen 11 de los 14 millones de cabezas de ganado que se faenan por año. El resto son animales criados a campo con pasturas, que van a exportación o a cortes de alto precio.

Lo mismo ocurre con las demás producciones desplazadas por la sojización, como la horticultura, la lechería, la fruticultura, la apicultura, y la producción familiar en general, lo cual ha afectado notoriamente los precios y la oferta -en cantidad y calidad- de frutas, verduras y lácteos.

La producción familiar que debería ser la base de la recomposición de un modelo productivo, sano, solidario, democratizador, descentralizador y repoblador del campo argentino, y principalmente productor de alimentos, por el contrario es arrasada por las fumigaciones aéreas de glifosato -ya limitadas en los EE. UU., y Europa- y por los precios absurdos de la tierra sojizada.

A esto hay que sumarle la depredación al ecosistema, la contaminación de napas, fuentes de agua, arroyos y ríos, la exportación masiva de nutrientes que supera holgadamente los 1500 millones de doláres por año.

La absoluta destrucción del bosque nativo. La destrucción de fuentes de trabajo: la sojaRR crea 2 puestos de trabajo cada 1000 has y destruye 9 de cada 10, debido a su técnica de cultivo por Siembra Directa.

Sumemos también la expulsión masiva de pequeños chacareros y
arrendatarios y la expulsión de comunidades indígenas que los sojeros producen y la degradación del suelo que la repetición del ciclo continuado
soja-trigo-soja produce.

Sumemos la destrucción de la flora, la fauna, la microflora, la
microfauna, y la disminución masiva de la Biodiversidad, que la sojización
produce en forma permanente y continuada desde 1995.

Dejamos para el final, porque lo trataremos aparte, los graves efectos sobre la salud humana que producen los más de 300 millones de litros de agrotóxicos fumigados por campaña sobre la pampa sojizada y la población que la habita.

De tal forma, si uniéramos todos estos costos colaterales y estructurales (los sistemas agrícolas no son circuitos económicos cerrados sino abiertos) que la sojaRR produce a nuestra economía y que hemos abordado en otros artículos, sería poco lo que nos restarían de los aproximadamente 19 mil millones de dólares en bruto, que reportará la enorme cosecha sojera.

Y esos costos en algún momento habrá que asumirlos pues año a año, iremos deteriorando nuestro ecosistema productivo, hasta acabar con el, sin posibilidad de retorno.”

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Intervista a Guido Rossi: qualcuno ancora PENSA!!!

Anche il non voto è una scelta democratica?
«No, in questo caso le persone stanno scegliendo di non consumare. Hanno capito che questa non è una campagna elettorale ma pubblicitaria e di marketing. Si vota per delle idee, lei le ha viste?».

Intervista su Corriere.it

Boscimani e ACQUA

Sono ripetitiva, ma bisogna tener conto anche di quello che accade lontano da noi; di fatti e disagi di cui pochi parlano.

Il problema dell’acqua per i Boscimani è lungo otto anni, o forse di più…

Da Survival:

Mentre il mondo celebra la Giornata Mondiale dell’acqua, i Boscimani Gana e Gwi del Botswana compiono otto anni senza poter accedere a una regolare fonte d’acqua nella Central Kalahari Game Reserve.

Nel tentativo di indurli ad abbandonare la riserva, loro terra ancestrale, nel 2002 il governo del Botswana aveva smantellato e cementato il pozzo da cui i Boscimani dipendevano per gli approvvigionamenti dell’acqua.

Nonostante la sentenza dell’Alta Corte del Botswana che nel 2006 sancì il diritto costituzionale dei Boscimani a vivere nella riserva, il governo ha continuato a negare loro il permesso di rimettere in funzione il pozzo, anche se i Boscimani si erano dichiarati disposti a procurarsi da soli il denaro necessario a coprirne i costi.

Contemporaneamente, mentre costringeva i Boscimani ad affrontare un viaggio di 480 km per andare ad attingere l’acqua fuori, il governo autorizzava l’apertura di un complesso turistico nelle loro terre, dotato di piscina, e faceva scavare pozzi per abbeverare gli animali selvatici.

Il trattamento riservato ai Boscimani dal governo è stato recentemente condannato dal Relatore Speciale delle Nazioni Unite sui popoli indigeni, che lo ha accusato di non esser riuscito a rispettare “i relativi standard internazionali sui diritti umani”.

Nel dossier si costata anche che i Boscimani rientrati nella riserva dopo la sentenza “devono affrontare condizioni di vita dure e pericolose a causa dell’impossibilità di accedere all’acqua”, e si sollecita il governo a riattivare il loro pozzo come “questione della massima urgenza”.

Dopo la sentenza, molti Boscimani sono rientrati a casa, nelle terre ancestrali del Kalahari.

Tuttavia, poiché non possono accedere al pozzo, sono soggetti a grave carenza d’acqua; dal giorno della chiusura del pozzo c’è stata almeno una morte accertata per disidratazione.

Molti altri Boscimani continuare a languire nei campi di reinsediamento in cui sono stati scaricati dalle autorità perché hanno paura di ritornare a casa sapendo di non poter accedere a una fonte d’acqua.

Duemila giorni dopo la chiusura del pozzo, i Boscimani hanno intentato una nuova causa legale contro il governo con l’obiettivo di riconquistare il diritto di utilizzare il pozzo.

Ripubblicizzazione ACQUA

20 Marzo 2010
Manifestazione nazionale a Roma
Per la ripubblicizzazione dell’acqua, per la tutela di beni comuni, biodiversità e clima, per la democrazia partecipativa

OGGI ALLE 14.00

EMMA… sarei dalla sua parte!

Questa mattina, leggendo e rileggendo articoli, commenti, blog, etc. etc. – rimuginando pensieri, non erba – ho commentato: fossi la Bonino mi ritirerei dalla competition…

Scherzi a parte, uno schifo del genere in tutta la mia vita non l’ho mai visto (è caduto anche l’ultimo baluardo: Napolitano); vediamo chi davvero vuole ancora il governo della masnada di reietti incompetenti truffaldini deficienti che attualmente commette le nefandezze cui in questi giorni stiamo assistendo.

Stasera, tornando a leggere articoli, commenti, blog trovo questa chicca:

da Il Messaggero:
“Se dipendesse da Emma Bonino, ma soprattutto da Marco Pannella, che spinge per un gesto eclatante, la partita per la presidenza del Lazio andrebbe abbandonata. Non perché la candidata presidente del centrosinistra non sia determinata a combattere, ma perché il decreto varato dal governo «annulla qualsiasi certezza del diritto e anche del processo elettorale democratico». In sostanza, è la riflessione della Bonino, condivisa e, anzi, amplificata dai Radicali, «dopo l’atto violento e criminogeno dell’Esecutivo» perfino il risultato delle elezioni, se sfavorevole al centrodestra, «potrebbe essere «interpretato. E allora a che serve correre con il gioco truccato?».”

NO PATENTS ON SEED

Firmate l’APPELLO MONDIALE
contro la “Monsantizzazione” del cibo, delle sementi e degli animali
http://www.keinpatent.de/index.php?id=138&L=5 (link diretto all’appello)

Riprendendo la campagna contro la brevettabilità della materia vivente che per molti anni, quale CSA (Comitato Scientifico Antivivisezionista) abbiamo portato avanti, e quali sostenitori della Coalizione “No Patents on Seeds” (Bern declaration, Greenpeace, Misereor, No Patents on Life!, Development Fund e SWISSAID), vi trasmettiamo il presente Appello mondiale contro la “Monsantizzazione” del cibo, delle sementi e degli animali da allevamento.

Il termine “Monsantizzazione” fa riferimento alla Monsanto – in quanto multinazionale più aggressiva di ogni altra nel suo incessante desiderio di espansione – per avvertire che tutta la produzione, lungo la filiera che dalle sementi giunge al prodotto finito, rischia di essere controllata da un numero sempre più ridotto di aziende private (come Monsanto, Dupont, Syngenta), il cui potere sarà sempre crescente.

Nell’appello si chiede ai Governi, ai politici e agli Uffici brevetto di tutto il mondo di porre fine alla concessione di brevetti su sementi e animali. Il numero delle domande di brevetto su piante e animali, infatti, sta aumentando con allarmante rapidità (si è giunti a concedere brevetti anche su organismi non geneticamente modificati).

La perdita di autonomia e l’innalzamento del debito degli agricoltori, la riduzione delle varietà di piante e animali, le sempre crescenti restrizioni per attività di allevamento e di ricerca, e la concentrazione della produzione di sementi, rappresentano alcuni degli effetti più preoccupanti di questo fenomeno.

L’Appello mondiale, firmato da quante più persone e organizzazioni possibile, sarà consegnato ai Governi e agli Uffici Brevetto di tutto il mondo a fine marzo, nel corso di una giornata mondiale di azione contro i brevetti.

Per ottenere un cambiamento politico tale da fermare la brevettazione – ovvero la privatizzazione – di piante e animali, maggiore “bene comune” di questo pianeta, abbiamo bisogno del vostro aiuto.

Firmate l’Appello mondiale a questo indirizzo: http://www.keinpatent.de/index.php?id=138&L=5
e attivatevi nel vostro paese per farlo circolare e firmare tra amici e organizzazioni di vostra conoscenza. Partecipate all’azione mondiale che avrà luogo tra fine di marzo e fine aprile 2010, quando l’appello sarà presentato alle autorità, ai Governi e agli Uffici Brevetto.

L’Appello può essere firmato sia da privati e che da organizzazioni.

APPELLO MONDIALE
Contro la “Monsantizzazione” del cibo, delle sementi e degli animali No ai brevetti sulle piante e gli animali!

Chiedo:

· Che i brevetti sulle sementi e gli animali da allevamento siano vietati in tutto il mondo · Che le autorità politiche e gli uffici brevetto intervengano al più presto per bloccare la concessione di brevetti su piante e animali ottenuti mediante riproduzione convenzionale, nonché su sequenze di DNA utilizzate con tecniche di riproduzione convenzionale come la selezione assistita da marcatori.

FERMIAMO LA “MONSANTIZZAZIONE” DEL CIBO, DELLE SEMENTI E DEGLI ANIMALI!

Associazioni di agricoltori di tutto il mondo, allevatori, istituzioni delle Nazioni Unite e organizzazioni che si occupano di sviluppo e di ambiente hanno ripetutamente sollevato enormi preoccupazioni sull’aumento della monopolizzazione di sementi e di animali attraverso i brevetti nel corso degli anni più recenti.

La perdita di autonomia e l’innalzamento del debito degli agricoltori, la riduzione delle varietà di piante e animali, e le sempre più crescenti restrizioni per attività di allevamento e di ricerca rappresentano alcuni degli effetti più preoccupanti di questa tendenza.

Ma nonostante questa allarmante situazione non è stato attualmente preso alcun provvedimento legale per fermarla. Al contrario, secondo un’indagine recente sulle domande depositate presso l’Organizzazione Mondiale della Proprietà Intellettuale (WIPO), le grandi aziende internazionali delle sementi cercano sempre più di imporre il proprio monopolio senza preoccuparsi delle conseguenze sulla sicurezza alimentare mondiale e sulla capacità di sostentamento degli agricoltori di tutto il mondo.

Lo dimostrano le recenti domande di brevetto depositate dalle tre società leader a livello mondiale: Monsanto (USA), Dupont (USA) e Syngenta (Svizzera).
I cittadini, le organizzazioni e le istituzioni firmatari chiedono ai governi ed agli Uffici brevetto di fermare questo sviluppo preoccupante e di rivedere le attuali leggi brevettuali.

Le leggi della UE, degli USA e di molti altri Paesi, così come gli Accordi Internazionali sulla Proprietà Intellettuale (TRIPS) del WTO (Organizzazione Mondiale del Commercio), necessitano di una urgente revisione per fermare la monopolizzazione ed il controllo delle risorse genetiche mondiali da parte delle imprese.

Tale revisione deve condurre ad una regolamentazione che garantisca il diritto al cibo e un divieto dei brevetti su piante e animali.

Gli esempi che seguono mostrano alcune delle richieste di brevetto portate all’estremo. Molte delle rivendicazioni in esse contenute si possono descrivere come assurde e ridicole. Queste richieste dimostrano a quale eccesso si sia giunti con le attuali leggi brevettuali e quanto esse siano inadeguate.

In soli quattro anni, tra il 2005 ed il 2009, la Monsanto ha presentato presso il WIPO circa 150 domande di brevetto sulla riproduzione delle piante. Tali richieste dimostrano una tendenza crescente a pretendere diritti esclusivi di proprietà su piante e animali non soltanto geneticamente modificati ma anche facenti parte della biodiversità esistente, nonché sui metodi di riproduzione convenzionali.

Prima del 2005 sono state depositate solo alcune domande di questo tipo, mentre tra il 2005 ed il 2009 oltre il 30% delle domande di brevetto della Monsanto ha riguardato la riproduzione di piante convenzionali: una tendenza che si osserva anche con le altre grandi multinazionali sementiere.

Nello stesso periodo Dupont ha depositato circa 170 domande di brevetto sulla riproduzione delle piante, il 25% delle quali riguardanti la riproduzione convenzionale; Syngenta ha depositato circa 60 domande, il 50% delle quali riguardanti la riproduzione tradizionale. Tra le grandi società sementiere, la Monsanto è l’unica che abbia depositato domande di brevetto anche sugli animali: dal 2005 l’azienda nordamericana ha depositato circa 20 brevetti sulla riproduzione di animali.

Esempi:
· Nella domanda di brevetto WO2008021413 (“monsantizzazione” del mais e della soia) la Monsanto vuole ottenere la proprietà esclusiva di metodi ampiamente utilizzati nell’ambito della riproduzione convenzionale. In oltre 1.000 pagine e 175 rivendicazioni, la Monsanto chiede l’utilizzo esclusivo di diverse sequenze e variazioni genetiche, in particolare del mais e della soia. La Monsanto giunge anche a rivendicare tutte le piante di mais e di soia che contengono tali elementi genetici. Nel brevetto, inoltre, vengono elencati tutti gli usi concernenti il cibo, l’alimentazione e le biomasse.

Introducendo nelle richieste specifiche applicazioni regionali, la Monsanto mostra di voler utilizzare il brevetto in Europa, in Argentina e in Canada. · Nella domanda di brevetto WO2009011847, (“monsantizzazione” della carne e del latte”) la Monsanto rivendica senza esitazioni metodi di riproduzione animale, gli stessi animali e finanche “il latte, il formaggio, il burro e la carne”. ·

Altre società portano avanti una strategia parimenti aggressiva, depositando domande di brevetto sulle risorse genetiche necessarie alla produzione del cibo e dei mangimi. Un esempio è la domanda di brevetto WO2008087208, (“brevetto della Syngenta sul rendimento del mais”), riguardante le caratteristiche genetiche che determinano il rendimento del mais.

Nella domanda la Syngenta rivendica le piante e finanche il raccolto!

· Diversi brevetti simili sono stati già concessi. Tra questi, il brevetto sulla riproduzione della soia WO98/45448 (“brevetto della Dupont sul tofu”), concesso in Europa, in Australia e negli Stati Uniti e riguardante il tofu, il latte di soia e gli alimenti per bambini derivati dalla soia.

Questa domanda di brevetto, o altre della stessa tipologia, sono state depositate anche in Brasile, in Canada, in Cina, in Giappone, in Norvegia e in Nuova Zelanda.

Brevetti di questo tipo rappresentano l’ossatura di una strategia volta ad ottenere il controllo globale di tutti i livelli della produzione alimentare. Essi non solo frenano la ricerca e l’innovazione, ma mirano anche a bloccare l’accesso alle risorse genetiche e alla tecnologia, creando nel contempo nuove dipendenze per i contadini, i selezionatori ed i produttori alimentari.

Tuttavia la resistenza a questo sopruso (chiamato “monsantizzazione” dell’alimentazione) si sta costituendo e sta crescendo:
Nel 2007, associazioni di agricoltori e di ONG di tutto il mondo hanno creato la piattaforma mondiale “No Patents on Seeds”. Nel 2008 l’Ufficio Europeo dei Brevetti (EPO) è stato sommerso da centinaia di lettere sul caso del brevetto sul broccolo, PE1069819, che viene scelto emblematicamente perché la sua approvazione, si ritiene crei un precedente.

Nel 2009 migliaia di agricoltori e di cittadini, oltre che di ONG e delle stesse autorità governative, hanno presentato un ricorso contro il brevetto europeo PE 1651777 sulla riproduzione dei maiali, richiesto dalla Monsanto nel 2004.

Quel Genietto del Ministro della Funzione Pubblica!

«La riforma non dovrà riguardare solo la seconda parte della Costituzione, ma anche la prima. A partire dall’articolo 1: stabilire che l’Italia è una Repubblica democratica fondata sul lavoro non significa assolutamente nulla».
E certo: chissa’ se ha mai lavorato in vita sua! Dire che l’articolo 1 della Carta non significa alcunche’ è una bestemmia, è non rispettare chi lavora; probabilmente ha sempre vissuto alle spalle degli altri!

Vogliamo dargli una via d’uscita?

In fondo due negazioni affermano, E R G O: l’Art. 1 significa eccome!!!! Oppure… non conosce la lingua italiana…

Cosa vuol dire avere un metro e mezzo di statura,
ve lo rivelan gli occhi
e le battute della gente
o la curiosità di una ragazza irriverente che vi avvicina solo per un suo dubbio impertinente,
vuole scoprire se è vero quanto si dice intorno ai nani, che siano i più forniti della virtù meno apparente, fra tutte le virtù la più indecente.

Passano gli anni e i mesi e se li conti anche i minuti è triste trovarsi adulti
senza essere cresciuti la maldicenza insiste batte la lingua sul tamburo fino a dire che un nano è una carogna di sicuro perchè ha il cuore troppo.. troppo vicino al buco del culo.

Fu nelle notti insonne vegliate al lume del rancore, che preparai
gli esami e diventai procuratore, per imboccar
la strada che dalle banche di una cattedrale portan alla sacrestia, quindi alla cattedra di un tribunale
giudice finalmente…
giudice in terra del
bene e del male!

E allora la mia statura non dispezzò più buon umore a chi alla sbarra in piedi mi diceva “vostro onore” e di affidarli al boia fu un piacere del tutto mio, prima di genuflettermi nell’ora dell’addio non conoscendo
affatto la statura di Dio!.