Mare Dentro

Martedì 8 settembre 2004 uscì, nelle sale italiane, un film che ho visto solo ieri sera e per pura casualità.

A casa, nulla di particolare in programma, ore 21.00: sulle televisioni italiane il solito squallore anonimo.

Scorrendo la programmazione sull’EPG del digitale terrestre, all’altezza di RAI 4 (il nuovo canale RAI), desta il mio interesse, o meglio, la mia curiosità un titolo: “Mare dentro” (evocativo al massimo!!!).

La teoria che asserisce di poter intuire già dalle parole di un titolo, a parere di molti, l’intensità e la bellezza di un’opera, credo sia vera.

“Mare dentro” è uno dei film di un giovane regista cileno: Alejandro Amenábar (lo stesso di “The Others”).

Il film tratta due temi oltremodo complessi: il rapporto dell’uomo con la morte e l’eutanasia. Il protagonista, Ramon (Javier Bardem), tetraplegico da ventisei anni a causa di un tuffo dalla scogliera, lucidissimo nelle sue analisi e ricchissimo di sentimenti ed emozioni, è colui che vuole andare incontro alla morte.

Amenábar illustra l’argomento con grande intensità, ma senza moralismi, senza morbosità; riesce così a raggiungere l’animo e il labirinto di pensieri di chi ha la fortuna di vedere questa pellicola.
Da vedere, da rivedere, da rivisitare, da ascoltare, da riascoltare, da…

Annunci

Pubblico e Privato

ritorno_a_casa.jpgStamattina ho letto il “pezzo” di Fabio Bordignon su Repubblica.it, in cronaca, intitolato “Italia, orizzonte nero uniche speranze dal privato”, relativo all’indagine condotta dalla Demos-Eurisko sulle aspettative dell’opinione pubblica per il prossimo anno.

La maggior parte delle persone intervistate hanno una visione pessimistica verso il nuovo anno sia per la politica, sia per l’economia che per la pressione tributaria.

Il maggior numero degli intervistati vede il proprio privato come fonte di stabilità e sicurezza e si definisce “arrabbiata” e non depressa come altri paesi vorrebbero far intendere.

Per quanto mi riguarda, invece, mi hanno depresso i risultati di quest’indagine; motivi:
a) anche io sono abbastanza “arrabbiata” quando devo pagare le tasse, ma lo sarei sicuramente meno se tutti le pagassero e nessuno “ladroneggerebbe” su quanto verso alle casse dello stato;

b) per gli intervistati, la svolta è nel privato, non nel sociale, quindi addio alle rivendicazioni sull’acqua, per i diritti umani, per l’energia pulita, per la pena di morte, per l’aborto, per una sanità equa e sicura… Il sociale insomma va a farsi benedire! Non dovranno poi però lamentarsi dell’ulteriore peggiorare delle situazioni;

c) la frase dell’articolo: “Solo in riferimento alla dimensione individuale e privata – il proprio reddito, la vita personale – prevalgono indicazioni di stabilità.” – che si rifà ancora al pensiero degli italiani intervistati – mi deprime in maniera incredibile.

Perché mi deprime così tanto: coloro che si lamentano hanno comunque un reddito decente (si deduce dal fatto che affermano di ritrovare stabilità nel proprio reddito) e si rintanano nel loro privato.

Coloro che non hanno un reddito decente cosa dovrebbero fare?